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Oggi, manifestazione per i diritti Lgbt: delegazione anche da Trani. Gallo (Arcigay Bat): «In quattro anni di attività, ecco il nostro lavoro»

Oggi, sabato 23 gennaio, in tutta Italia, ci sarà una giornata di mobilitazione nazionale per riconoscere i diritti Lgbt (omosessuali di entrambi i sessi, bisessuali e transgender) in occasione della discussione in senato del decreto di legge Cirinnà sulle unioni civili. Anche la provincia della Barletta – Andria – Trani ha risposto all’appello lanciato dalla manifestazione dal titolo “Svegliati Italia”. Ad Andria, in viale Francesco Crispi, dalle 18.30 alle 21.30, sfileranno, assieme agli organizzatori, “Le mine vaganti”, Arcigay Bat, anche diverse associazioni del territorio. Da Trani, partiranno solo il Movimento 5 stelle e il circolo Arci (H)astarci. Pochi giorni fa, si è aggiunto anche il Partito democratico.

Questo l’appello lanciato dagli organizzatori per la mobilitazione: «L’Italia è uno dei pochi paesi europei che non prevede alcun riconoscimento giuridico per le coppie dello stesso sesso. Le persone Lgbt non godono delle stesse opportunità degli altri cittadini italiani pur pagando le tasse come tutti. Una discriminazione insopportabile, priva di giustificazioni. Il desiderio di ogni genitore è che i propri figli possano crescere in un Paese in cui tutti abbiano gli stessi diritti e i medesimi doveri. Chiediamo al Governo e al Parlamento di guardare in faccia la realtà, di legiferare al più presto per fare in modo che non ci siano più discriminazioni e di approvare leggi che riconoscano la piena dignità e i pieni diritti alle persone Lgbt. La reciproca assistenza in caso di malattia, la possibilità di decidere per il partner in caso di ricovero o di intervento sanitario urgente, il diritto di ereditare i beni del partner, la possibilità di subentrare nei contratti, la reversibilità della pensione, la condivisione degli obblighi e dei diritti del nucleo familiare, il pieno riconoscimento dei diritti per i bambini figli di due mamme o di due papà, sono solo alcuni dei diritti attualmente negati. Questioni semplici e pratiche che incidono sulla vita di milioni di persone. Noi siamo sicuri di una cosa: gli italiani e le italiane vogliono l’uguaglianza di tutte e di tutti».

L'Italia è ancora indietro. Due persone aventi lo stesso sesso possono accedere all'istituto del matrimonio in 21 nazioni: Spagna, Francia, Regno Unito (tranne l'Irlanda del Nord), Portogallo, Belgio, Lussemburgo, Paesi Bassi, Danimarca (compresa la Groenlandia), Finlandia (da marzo 2017), Islanda, Norvegia, Svezia, Irlanda, Stati Uniti, Canada, Messico (nella capitale e in cinque Stati), Argentina, Brasile, Uruguay, Sudafrica e Nuova Zelanda.

Per l’occasione, abbiamo intervistato il presidente de “Le mine vaganti”, Vincenzo Antonio Gallo: «L’Arcigay è nata nel marzo del 2012. In questi anni, ci siamo impegnati per la difesa e promozione dei diritti delle persone Lgbt con diverse iniziative. Il nostro fiore all’occhiello resta l’esperienza portata nelle scuole, nelle quali abbiamo parlato ai ragazzi di bullismo omotransfobico, di rispetto della sfera sessuale di tutti, e abbiamo cercato di dare loro tutti gli strumenti per conoscersi e per formarsi». Abbiamo chiesto anche a Gallo se i riscontri siano stati positivi, e se nella nostra provincia si siano verificati episodi particolarmente sgradevoli. «Abbiamo avuto risposte positive, anche perché i giovani non sono più quelli di vent’anni fa. Essi sono più fortunati di noi, indubbiamente, perché di omosessualità e transessualità si parla più facilmente rispetto a prima, anche in televisione» ci ha risposto.

«Possiamo dire - conclude Gallo - che la nostra provincia è aperta al rispetto dell'omosessualità, come dimostra anche il grande successo ottenuto dal gay pride tenutosi a Barletta nel 2013».

Un episodio isolato e da non sottovalutare quello accaduto ad Andria, lo scorso 25 dicembre, dove un ragazzo omosessuale è stato aggredito brutalmente. A Trani, il 19 febbraio 2007, un travestito, Aldamiro Gomes (Tatiana) fu trovato morto, ucciso a sprangate. L’atroce delitto è rimasto ancora impunito. 

Federica G. Porcelli


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