Nell’ultimo consiglio comunale un consigliere di maggioranza disse ad Emanuele Tomasicchio, ex candidato sindaco e consigliere di opposizione: «Se hai le carte, portale in Procura». Tomasicchio ha subito accettato il suggerimento e ha depositato presso la Procura della Repubblica, giovedì 14 gennaio 2016 alle 10.30, un esposto inerente l’attività amministrativa nel Comune di Trani. Ci sarebbero da chiarire, infatti, secondo Tomasicchio, diverse circostanze inerenti le attività dell’amministrazione.
Innanzitutto, come già aveva annunciato nella conferenza stampa dell’ultimo dell’anno, l’azienda Amiu non può occuparsi, come invece fa secondo il nuovo contratto di servizio, «di smaltimento dell’amianto, di carcasse degli animali, ma solo di spazzamento e gestione rifiuti. Cosa grave quella dello smaltimento dell’amianto perché Guadanguolo disse che l’azienda non poteva farlo, allora l’Amiu farà l’affidamento ad un’azienda esterna? Si tratterebbe di sub-appalto, che per la legge anti-corruzione non è legittimo». Inoltre Tomasicchio rivede la legittimità delle ultime dieci assunzioni in casa Amiu: «Una società di fatto sciolta, priva di capitale sociale, non può assumere dei dipendenti che tra l’altro non erano dell’azienda ma di una agenzia di somministrazione. Non faccio attacchi personali, non è nel mio stile».
Sotto la lente di Tomasicchio anche il servizio di attacchinaggio: «La ditta di Bitonto che se ne occupa, la Cerin, non potrebbe perché tra i requisiti di ordine generale del codice dei contratti era previsto che non partecipassero imprese precedentemente inadempienti. E la Cerin» dice, mostrando anche degli articoli di giornale, «lo è». La questione era già stata affrontata dal dirigente alle finanze, Grazia Marcucci, la scorsa primavera: a marzo aveva revocato l’aggiudicazione provvisoria della gara per le contestazioni sollevate su servizi precedentemente resi in altri comuni, ma a distanza di un mese affidava regolarmente il servizio alla stessa Cerin perché le censure riguardavano «fatti diversi e marginali» rispetto al servizio che sta tuttora effettuando a Trani.
Tomasicchio ha portato alla luce della Procura anche una singolarità che riguarda il civico cimitero, in particolare la riscossione delle quote delle lampade votive. «Sono esterne od interne alle cappelle? – si chiede Tomasicchio». Infatti, «noi parenti dei defunti paghiamo le lampade votive ai confratelli, che nella ricevuta scrivono “oblazione” proprio perché quei soldi per legge e grazie a una sentenza del Tar del 2012 che riguarda le confraternite e il Comune di Trani, dovrebbero andare al Comune e non alle confraternite: il servizio delle lampade votive è un servizio di competenza comunale e i cui introiti devono essere del Comune, che oggi ci rimette 300 mila euro l’anno». Nonostante ciò, chi non paga vedrà spenta la luce del proprio loculo.
«L’amministrazione Bottaro – conclude Tomasicchio – non è diversa in niente dalle precedenti».
Federica G. Porcelli


