La Corte Costituzionale ha dichiarato ammissibile il referendum sulle trivelle: il quesito riguarderà la durata delle autorizzazioni a esplorazioni e trivellazioni dei giacimenti già rilasciate. A Trani, già il consiglio comunale aveva detto all’unanimità il proprio «no» alle trivellazioni.
Positivo il commento rilasciato dall’assessore alla qualità dell’ambiente della Regione Puglia, Domenico Santorsola: «La notizia dell'ammissibilità del quesito referendario sulla durata dei titoli di autorizzazione alla ricerca e coltivazione di idrocarburi segna un punto importante a favore di quanti, associazioni e cittadini in testa, hanno spinto verso questo obiettivo e conferma una volta di più la bontà del metodo che vede tutte le regioni costiere fare fronte unico sulla vicenda» ha detto.
«È una altra importante battaglia vinta nella guerra per la tutela del nostro mare ma è soprattutto una grande opportunità per ridare alle regioni un ruolo centrale nella definizione delle strategie energetiche nazionali. Con questo spirito - prosegue Santorsola - affronteremo la campagna referendaria al fianco di tutti coloro che a questa causa hanno dedicato preziose energie e che, in questo momento, sento il dovere di ringraziare».
Abbiamo chiesto anche al Comitato bene comune di Trani, nato come Comitato per la tutela del mare, come avessero appreso la notizia. «L’ammissione del referendum sulle concessioni petrolifere da parte della Corte Costituzionale rallenta l’insensata corsa del Governo verso il rilancio delle fonti energetiche non rinnovabili. La possibilità di concessioni sine die rilasciate dal Mise sarà vagliata dalla volontà popolare che vedrà coinvolte tutte le associazioni ambientaliste italiane ed i comitati che ormai da anni cercano di costituire un fronte unico di contrapposizione alle compagnie petrolifere che, inequivocabilmente, dettano regole e leggi giurassiche al Governo sul tema di politiche energetiche nazionali. Ancora una volta l’inarrestabile corsa dei grandi potentati economici e politici dovrà fare i conti con la volontà popolare che evidenzia una sensibilità sulle tematiche ecologiste maggiore di quella degli amministratori politici, indifferenti nel concedere per poco più di 2000 euro di concessioni a ridosso delle isole Tremiti», spiegano.
«Appare paradossale che il mare Mediterraneo, che costituisce un bacino chiuso ed un ecosistema estremamente vulnerabile, invece di essere difeso dagli illuminati vertici che scrivono le politiche energetiche nazionali sia tutelato esclusivamente dalle azioni di contrasto intraprese dalle associazioni, dai comitati e dai singoli cittadini. Evidentemente le illuminate menti dei politici sono alimentate da fonti fossili contaminanti e contaminate. Appare altrettanto paradossale che il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare continui a conservare tale denominazione anche dopo l’aver rilasciato numerosissime autorizzazioni all’esplorazione petrolifera in settore di mare strategici per l’economia del turismo e con ecosistemi marini estremamente vulnerabili anche per il minimo, persistente e costante rilascio di idrocarburi dovuto all’estrazione da piattaforme off-shore».
Federica G. Porcelli



