«Sia l’ascensore, sia l’impianto di riscaldamento sono bloccati. Ed è interdetto anche l'accesso ai locali interessati dall'allagamento. Nelle prossime ci sarà un sopralluogo e, comunque degli interventi urgenti che stiamo richiedendo anche al Ministero che ovviamente, stando lontano dai luoghi, non avverte le urgenze così come le avvertiamo noi».
A parlare è il presidente del Tribunale di Trani, Filippo Bortone, all’indomani dell’incidente che ha ulteriormente penalizzato operatori ed utenti di Palazzo Gadaleta, sede del Tribunale fallimentare e delle esecuzioni mobiliari ed immobiliari. «Ma noi non stiamo fermi – fa sapere Bortone – anche se, apparentemente non si muove niente. In realtà, vi è un carteggio copioso con la Corte d'Appello, il Ministero e la stessa Procura, che segue il caso molto da vicino e potrebbe anche ipotizzare delle responsabilità che non vorrei alla fine ricadano sul sottoscritto, che sta facendo l'impossibile per il Tribunale di Trani».
Il caos di Palazzo Gadaleta e le dichiarazioni del presidente Bortone confermano quanto grave sia l’emergenza in atto presso gli Uffici giudiziari, minuziosamente descritta, soltanto quindici giorni fa, da un più che fondato allarme lanciato dalla Cgil.
Ma sono maturi i tempi per lasciare Palazzo Gadaleta e trovare una soluzione alternativa? L’ex scuola De Bello sarebbe pronta, come da progetto di cui già abbiamo parlato? «Vorremmo fosse così – risponde Bortone – ma non è semplice, perché il trasferimento di una sezione non è soltanto quello di persone e cose, ma l'allestimento ed il collegamento alla Rete giustizia, il cablaggio dei locali e molto altro. Lo avete visto per l’Unep in via Montegrappa, diversamente non si può operare in maniera proficua. Il De Bello? Come dimensione dei locali è praticabile, ma adesso bisogna vedere la messa a disposizione da parte del Comune e, soprattutto, che l'acquisizione e l’uso siano autorizzati dal Ministero e concordate con la Conferenza permanente e la Corte d'Appello. Tuttavia, ripeto, da parte nostra tutto c’è tranne che immobilismo».

