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Una storia di rinascita: il centro Jobel di Trani ieri su RaiUno

È andato in onda ieri sera alle 23.30 su Rai 1, all'interno del programma di approfondimento del Tg1 (Tv7), un servizio dedicato al Centro Jobel di Trani ed in particolare a colui che ha fondato il centro, Fortunato Ferrara, insieme a don Mimmo de Toma, parroco della Madonna del Pozzo di Trani. Il servizio è stato girato nella sede del centro, in via Di Vittorio 60, da Paolo Di Giannantonio.

Il breve servizio racconta la storia di Fortunato, un uomo dalle “due vite”: la prima, quella del carcere; la seconda, quella dell’altruismo. Figlio di una famiglia povera e numerosa di Napoli, Fortunato dice a Di Giannantonio: «Le mie energie le consumavo per azioni criminali. Dal 1988, da quando sono uscito, le uso per le problematiche sociali».

«Fortunato è una persona tutto cuore» dice don Mimmo De Toma. Il responsabile del centro, Marco Pentassuglia, spiega che la struttura è una casa per adulti con problematiche psico-sociali, un servizio di pronto intervento sociale e un servizio diurno socio-riabilitativo per persone con disabilità.

Fortunato credeva che non si sarebbe mai reintegrato nella società dopo aver vissuto il carcere, invece ce l’ha fatta: «Bisogna sempre avere fiducia negli altri, senza mai aspettarsi niente».

E a dare fiducia a Fortunato sono stati un magistrato, don Mimmo, don Raffaele Sarno, parroco del carcere di Trani: «Per me è una grande soddisfazione vedere che alcuni dei detenuti usciti dal carcere hanno una vita normale, si sono fatti una famiglia, vivono fuori dai circuiti criminali», ha detto don Raffaele.

«In carcere ho conosciuto Luciano Liggio (criminale legato a Cosa Nostra, ndr) – ricorda Fortunato - che mi diceva sempre che con la testa che mi trovavo non sarei più uscito». Liggio è stato smentito: quando a Fortunato venne permesso di uscire dal carcere per una breve visita allo zoo di Fasano, lui, che aveva la fissa dell’evasione, non ne approfittò per uscire, ma tornò in carcere e cominciò un nuovo percorso, quello dell'accoglienza.

«Il primo centro di accoglienza era fatiscente e abbandonato: ogni giorno raccoglievamo i cartoni e il ricavato veniva usato per vivere, ma eravamo troppi. Grazie a don Mimmo e alla parrocchia della Madonna del Pozzo, ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo fondato il centro» racconta Fortunato. Tra i ragazzi ospitati dal centro Jobel, ci sono persone che hanno vissuto il carcere, i manicomi, le comunità per tossicodipendenti.

«Certe volte - dice don Mimmo De Toma – i detenuti sono migliori di tante persone che non hanno mai commesso alcuna infrazione ma hanno il cuore chiuso e insensibile al prossimo».

Federica G. Porcelli


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