Si è conclusa con l’archiviazione totale, anche dall’ipotesi di falso ideologico, l’inchiesta della Procura di Trani sulla fornitura di paletti lungo la strada provinciale Trani-Corato. Il Pm Giuseppe Maralfa, titolare del fascicolo, aveva contestato al comandante uscente della Polizia locale, Antonio Modugno, anche l’invasione di terreni ed abuso d’ufficio, già oggetto di precedente archiviazione.
Infatti, con una determinazione di marzo 2011, aveva disposto la fornitura ed installazione di quaranta paletti parapedonali su ambedue i marciapiedi che delimitano la carreggiata della strada provinciale 12, che unisce Trani e Corato, non tenendo conto del fatto che l’area in questione fosse di competenza non del Comune di Trani, ma della provincia di Bari. Inoltre, sempre secondo l’accusa, dai paletti il comandante avrebbe tratto anche un vantaggio sia in suo favore, sia a beneficio di altri amministratori comunali, perché i paletti avrebbero favorito un migliore utilizzo degli accessi delle proprie residenze.
Quella doppia ipotesi era già stata oggetto di archiviazione a marzo 2013, per la «effettiva opinabilità della proprietà comunale o provinciale del tratto di strada pubblica occupato dalle installazioni, opinabilità che, inficiando il dolo, è assorbente di ogni profilo». Il terzo ed ultimo reato contestato, il falso ideologico, riguardava un’altra determinazione, di maggio 2011, in cui il dirigente avrebbe falsamente attestato che «gli organi competenti il Comando compagnia dei carabinieri avevano richiesto l’installazione di segnaletica stradale verticale, orizzontale e luminosa, in quanto necessaria a tutela della pubblica incolumità».
Il Giudice per le indagini preliminari, Francesco Messina, ha ritenuto che la richiesta di archiviazione del pubblico ministero meritasse accoglimento, «essendo la vicenda non univoca circa il verificarsi dei fatti e presentando dubbi circa la sussistenza dell'elemento psicologico. Peraltro lo stesso pubblico ministero ha ritenuto «condivisibili, e comunque non peregrine, le deduzioni espresse nella memoria difensiva», prodotta dagli avvocati Mario Malcangi e Giuseppe Cozzi.
Infatti, pur non essendoci stata una richiesta scritta in tal senso, il comandate della caserma aveva espresso al collega della Pm doglianze verbali (confermate da terzi, ndr) circa l’“insicurezza” pubblica dell'accesso alla caserma stessa, e di avere registrato la disponibilità dell'indagato, una volta apprese le valide ragioni dei carabinieri, d'implementare, in qualche modo, la segnaletica esistente. «È questa la ragione per la quale Modugno – spiega il legale -, disponendo d'integrare la segnaletica, ritenne esistente (come, in effetti, era) una “richiesta” dei Carabinieri».

