Su richiesta del sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Trani, Silvia Curione, sarà il Gup, Angela Schiralli, il prossimo 21 giugno ha chiesto il rinvio a giudizio dei cinque ex consiglieri comunali della quinta commissione consiliare, per le ipotesi di falso ideologico pluriaggravato e continuato, nonché truffa aggravata.
Si tratta di Francesco De Noia, presidente dell'organismo, Nicola Damascelli, Mimmo Cognetti, Bartolo Maiullari, Andrea Ferri.
La richiesta di rinvio a giudizio riguarda anche un medico tranese, Giuseppe Peluso, che avrebbe falsamente attestato un malessere per cui De Noia, in una circostanza, non si era recato al lavoro.
Le indagini partirono proprio da quelle del Tribunale militare di Napoli intorno alla figura di Francesco De Noia, in organico alla Capitaneria di porto di Bari, e che avrebbe giustificato le sue assenze dal lavoro per attività istituzionale, salvo poi ipotizzarne la sua indebita presenza in altre sedi, per altre mansioni lavorative.
Infatti, la Procura militare gli contesta la simulata infermità pluriaggravata, disobbedienza aggravata, omessa presentazione in servizio e ricettazione di certificato medico falso.
Da lì si accesero riflettori anche sugli altri componenti della commissione, che non sarebbero andati alle sedute o non vi sarebbero rimasti per l'intera durata: da qui l'ipotesi di un presunto danno erariale, di 33.000 euro, per fatti contestati da novembre 2012 alla prima metà del 2014.
Secondo il pubblico ministero, le celle dei gestori di telefonia dimostrerebbero come, all’ora risultante dai verbali delle riunioni contestate, i consiglieri si sarebbero trovati in altri luoghi e neanche tutti insieme.
Le indagini sul caso, per la cronaca, si conclusero lo scorso mese di maggio.
L’avvocato Mario Malcangi, difensore di Maiullari afferma in una nota che «il mio assistito, manifestando piena fiducia nell’accertamento giudiziale dei fatti e conseguente valutazione che ne faranno i giudicanti evidenzia innanzitutto la distonia dell'ipotesi accusatoria contestata».
«In realtà – spiega il legale -, atteso che, per regolamento comunale, la percezione del gettone di presenza in commissione non è affatto parametrata alla sua durata, e poi che tutte le sedute della commissione si sono effettivamente tenute, nessuna ragione vi sarebbe stata di attestare falsamente la lunga presenza dei componenti lavori della commissione al fine di trarre illecitamente il vantaggio economico del gettone di presenza, proprio perché quest'ultimo era dovuto per il solo aprirsi delle riunioni».
«In nessun atto di polizia giudiziaria – prosegue Malcangi - è effettivamente attestata una presenza fisica in luoghi diversi dal Comune di Trani durante lo svolgimento dei lavori della commissione. L’addebito nei confronti del mio assistito infatti è unicamente costituito dalla controversa indicazione della cella telefonica agganciata al suo cellulare durante alcune riunioni, elemento che ha fatto presumere agli inquirenti che fosse lontano dal palazzo di città mentre la commissione operava. Quest'unico dato probatorio però, è scarno ed inconferente sia per l’incertezza che lo caratterizza intrinsecamente, sia per l'assoluta impossibilità di dimostrare che fosse effettivamente Maiullari ad utilizzare quel cellulare nei giorni e nelle ore indicate dai tabulati telefonici e non, piuttosto, suoi collaboratori. Pertanto, Maiullari confida con grande serenità nel giudizio del tribunale».
