Con le ipotesi di diffamazione, calunnia e truffa il sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Trani, Luigi Scimè, ha chiesto il rinvio a giudizio di Francesco Paolo D'Amore, già presidente del collegio sindacale di Amiu.
È indagato perché avrebbe inviato a Procura, Guardia di finanza e Stazione dei carabinieri di Trani, nonché Noe di Bari ed Arpa Puglia, una denuncia sotto falso nome con firma apocrifa, riferibile a Giovanni Di Leo, con la quale accusava, in particolare, l’ingegner Michele Zecchillo (già direttore tecnico della discarica) ed Antonello Ruggiero (già Amministratore unico di Amiu) di una serie di presunti reati e ne offendeva l’onore attraverso una espressioni ritenute ingiuriose.
Fra le ipotesi della missiva, a carico degli ex vertici di Amiu, anche in concorso, peculato, truffa, gestione illecita dei rifiuti, concussione, danno erariale.
Alla riconducibilità a D’Amore della lettera firmata “Giovanni Di Leo” si sarebbe arrivati attraverso la disamina di file contenuti in un computer portatile sequestrato dai carabinieri del Noe presso l’Amiu, a lui esclusivamente assegnato, ed all'interno del quale, tra gli altri, vi era il file word della lettera diffusa sotto presunto falso nome.
Sempre a D'Amore viene contestata la truffa perché, nel periodo in cui ricopriva la carica di presidente del Collegio sindacale, avrebbe indotto in errore il legale rappresentante dell’Amiu facendosi erogare un importo di 21.500 euro in più, quale compenso della sua partecipazione alle adunanze del collegio, con un ingiusto profitto avendo presentato fatture per un numero di ore eccedenti (417) rispetto a quelle accertate. L’udienza preliminare si terrà il prossimo 13 giugno.
L’avvocato Maurizio Sasso, difensore dell’indagato, fa sapere che il suo assistito respinge con forza ogni accusa: «A fronte della denuncia di calunnia, il dottor D’Amore Francesco ha dimostrato, attraverso la perizia grafologica e la dichiarazione sottoscritta dal direttore di Arpa Puglia, di non essere affatto l’autore di quella denuncia anonima. Peraltro, sulla veridicità delle condotte illecite attribuite nella denuncia, basti ricordare che il direttore tecnico è stato recentemente licenziato, come pure, per l’ex amministratore dell’Amiu, richiamare le innumerevoli inchieste che hanno condotto alle pronunce sull’illegittimità dei premi di produzione auto-attribuiti, agli arresti nell’ambito dell’inchiesta “Sistema Trani” ed al sequestro della discarica. L’esistenza stessa di queste indagini, penali e contabili, rende meritevole l’autore di quella denuncia anonima ed esclude la falsità dei fatti e le accuse ivi riportate».
Quanto all’ipotizzata truffa, «la perizia contabile ha accertato – riferisce il legale – che i compensi professionali richiesti, prima di essere liquidati, sono stati tutti verificati e certificati dall’Ufficio ragioneria dell’Azienda, oltre che calcolati in osservanza della tariffa professionale vigente. Risulta, addirittura, un credito residuo di oltre 11mila euro per compensi non riscossi, maturato dal professionista nei confronti dell’azienda».

