«Il primo a risentirne sarò io che, abitando in quel’area,. sarò costretto a non poter più portare la mia auto sotto casa. Ma è giusto che sia così, e che chi decida di abitare in una zona monumentale, come il quartiere ebraico, vada anche incontro a delle piccole rinunce personali in favore della collettività».
Così il sindaco, Amedeo Bottaro, al Polo museale gestito dalla Fondazione Seca, a margine della presentazione ufficiale di “Lech Lechà”, la settimana di cultura ebraica più importante del Mezzogiono e che Trani si appresta ad ospitare per il quarto anno consecutivo.
Le manifestazioni saranno numerose, come anche le sedi, ma l’ebraismo è un pezzo di Dna della città, con le sinagoghe (due delle quali riaperte, di cui una al culto) e quella Giudecca che, chiusa al traffico sarebbe un autentico gioiello.
«Noi siamo già felici per quello che si è fatto in questi dodici anni – dice il responsabile culturale della comunità ebraica, Francesco Lotoro, fra i direttori artistici di Lech Lechà -, ma qualsiasi altra cosa serva a valorizzare il quartiere e la presenza ebraica a Trani sarà la benvenuta».
E Bottaro, premettendo «un doveroso ringraziamento ai miei predecessori per quello che hanno fatto, pensa al valore aggiunto della chiusura al traffico: «Il progetto di utilizzare varchi elettronici lo stiamo portando avanti, ma non so se ce la faremo per questa primavera. Nell’attesa però, vorremmo già creare delle aree pedonali. Di certo, non posso completare il mio mandato se, prima, non avrò pedonalizzato l’intera area».



