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Giornata delle vittime di mafia, perché è importante parlarne anche a Trani

«La mafia è una montagna di merda». Lo gridava forte Peppino Impastato ai microfoni di Radio Aut prima di pagare con la vita, nel maggio 1978, il suo impegno e il suo coraggio. Oggi si celebra la giornata delle vittime di mafia: il Senato la istituzionalizzerà togliendo l’aggettivo “innocenti”, ma noi lo lasceremo, perché è giusto che si capisca la distinzione tra innocenti e coloro che invece con la mafia sono stati conniventi. Ed oggi ha senso parlare di Impastato, Giancarlo Siani, don Peppino Diana, don Pino Puglisi, dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino? Nominiamo i più noti, ma l’elenco è molto più lungo, ed è consultabile sul sito dell’associazione “Libera, nomi e numeri contro le mafie” che da anni, grazie al coraggio di don Luigi Ciotti e di onesti cittadini, si batte sul territorio per sensibilizzare la società civile.

Sì, ha senso parlare delle vittime, soprattutto a Trani, che negli anni non si è fatta mancare niente. Ma oggi in Italia, dove la mafia, la camorra, Cosa nostra, ‘ndrangheta, la Sacra corona unita non usano quasi più “la lupara” ma le armi del ricatto, dell’intimidazione, della minaccia, si può parlare soprattutto di “illegalità”. L’illegalità può essere forse giustificata quando è l’unica via di salvezza, ma non quando è sete di potere, cupidigia di denaro, accumulo di beni materiali che alla morte vengono persino, in certi casi, donati alla chiesa: allora, lì, la mafia è attorno a noi, ed è soprattutto “mafiosità”.

La mafiosità a Trani, in quest’ottica, si vive quasi quotidianamente: laddove un giovane è costretto a votare quel candidato che gli ha promesso un lavoro; quando un padre di famiglia è costretto a sottostare alla prepotenza del più forte perché altrimenti non potrebbe dare da mangiare ai propri figli; quando qualcuno dice a qualcun altro: «Tu non sai chi sono io!»; quando il debole è costretto a soccombere alla legge del più forte.

Don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, disse che la lotta alla mafia si fa in Parlamento, con le leggi giuste, ma soprattutto che lo Stato è soccombente laddove l’illegalità è per qualcuno più producente delle leggi, ovvero ogniqualvolta la mafia riesce a sostituirsi allo Stato.

Ho intervistato per l’occasione Michele Gallo, referente del presidio Libera di Trani, che ha sottolineato l’importanza del ricordo delle vittime: «Da ottobre del 2015, stiamo portando la voce della legalità nelle scuole e nei quartieri. È importante parlare soprattutto ai giovani dell’illegalità, cioè quell’atteggiamento che qualcuno assume quando non rispetta i diritti altrui, le istituzioni, i genitori, i coetanei, il proprio lavoro, il datore di lavoro, che si accomuna anche all’omertà, cioè all’atteggiamento delle persone che sanno ma non denunciano, fanno finta di non vedere e di non sentire quello che hanno visto e sentito. La mafiosità è invece l’atteggiamento prepotente».

Gallo ha lavorato per vent’anni nell’antimafia di Bari ed è stato uomo del generale Carlo Alberto dalla Chiesa, che diceva: «La mafia ci scruta, studia i nostri passi per capire i punti deboli degli interlocutori». Il prossimo passo di Libera sarà quello della creazione di uno sportello nel quale un referente territoriale si occupi di raccogliere le testimonianze sulle vittime di mafia, che si esprime oggi soprattutto nella corruzione.

Quando ho chiesto a Gallo quali vittime volesse ricordare in questa giornata, ha risposto: «Quelle innocenti, come un vecchietto a Foggia che è stato ucciso per sbaglio durante una sparatoria, ma anche alcuni miei colleghi».

Federica G. Porcelli


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