Pino Zac, al secolo Giuseppe Zaccaria, meridionale doc, era un genio della satira, disegnatore arguto capito e conosciuto più in Francia, dove disegnava per Le Canard enchaîné, che in Italia. È stato ricordato ieri al circolo del cinema Dino Risi con la proiezione del documentario di Massimo Denaro “Zac – I fiori del male”. «Il mio interesse per lui è nato quando studiavo grafica a Roma – ha detto il regista -. In quell’occasione conobbi diversi professori che me ne parlavano come di un genio». Denaro ha intervistato alcuni di coloro i quali hanno conosciuto Zac, e cioè la compagna Drahomira Biligova, i vignettisti e alcuni amici (Jacopo Fo, Riccardo Mannelli, Vincenzo Sparagna, Vauro, Vincino, Valter Zarroli) ed ha girato alcune scene del documentario nell’ultima residenza del vignettista, a Fontecchio (Abruzzo).
Il documentario offre un interessante spaccato di una società, quella italiana, che sembra emergere come bigotta, non pronta alla satira religiosa e incapace di capire la satira politica. «La sua figura – ha detto ancora Denaro – è stata importantissima per il ruolo che esercitava all’interno dell’ambiente. Zac era un punto di riferimento per tutti i vignettisti». Con alcuni di loro, ha raccontato l’altro ospite, Giuseppe Del Curatolo, vignettista «Zac ha fondato appunto la rivista I fiori del male. L’editore fu sconvolto da quelle vignette e al quarto numero i disegnatori lasciarono l’incarico. Con Vauro e Zac c’era anche Andrea Pazienza. Zac era un personaggio fuori dagli schemi, molto avanti nella visione delle cose, dimenticato però in Italia».
Lorenzo Procacci Leone ha ricordato l’apporto «importante che Zac ha dato al cinema». Infatti, il vignettista è stato regista de Il cavaliere inesistente nel 1971, un film che combina attori in carne ed ossa epersonaggi di animazione; attore in Vogliamo i colonnelli, di Mario Monicelli; brillante autore di molti caroselli. Inoltre, ha diretto nel 1968 un episodio ("Viaggio di lavoro" con Silvana Mangano) nel film collettivo "Capriccio all'italiana" ed alcuni episodi del film "La donna è una cosa meravigliosa" del 1965.
È intervenuto anche Giuseppe Bitetto, che a Pino Zac ha dedicato il suo lavoro di tesi di laurea, seguito da Vito Santoro per il percorso “Letteratura e cinema”.
Il circolo ha dedicato questo incontro alla memoria di Carlo Di Carlo, scomparso qualche giorno fa, regista e amico del cineclub tranese.
Federica G. Porcelli











