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Discarica, Trani a capo ipotizza il commissariamento. Cinquepalmi: «Nostro esposto al ministero, rischiamo una seconda Ilva»

La discarica di Trani come l’Ilva? L’ipotesi non è molto lontana, e la fabbrica mietitrice di morte dista solo 147 chilometri dall’impianto della “perla dell’Adriatico”. Per questo, è arrivata all’attenzione del Ministero dell’Ambiente la situazione di presunto disastro ambientale che riguarda la discarica di Trani, posta sotto sequestro il 15 gennaio 2015

Questo quanto emerge da una lettera inviata il 27 gennaio dai due rappresentanti politici del movimento Trani a capo, Maria Grazia Cinquepalmi ed Aldo Procacci. «Con questo esposto abbiamo chiesto l’intervento del governo perché metta in sicurezza la discarica sostituendosi agli enti che di fatto non fanno che rimpallarsi le responsabilità e affinché intervenga per la definitiva messa in sicurezza della discarica – spiega Cinquepalmi – e nel momento in cui verrà fatto il governo si rivarrà nei confronti dei soggetti che hanno causato il disastro ambientale».

Il governo ha chiesto dei chiarimenti alla Regione, alla Provincia, e al Comune, ed attende risposta.  «La falla c’era e c’è, l’inquinamento da falda acquifera pure: per la messa in sicurezza non è stato fatto nulla» aggiunge Antonio Procacci, portavoce del movimento. E qualora la situazione dovesse persistere in questa fase di stallo, non è da escludere l’arrivo di un commissario.

Una situazione, quella della discarica, che noi abbiamo monitorato con costanza (solo qualche settimana fa quattro metalli si presentavano superiori alla norma: arsenico, ferro, nichel e manganese) soprattutto per i rischi che la stessa produce sulla salute dei cittadini. «Il disastro ambientale persiste atteso che le rilevazioni dei valori di tossicità dell’ambiente circostante la discarica attestano la presenza di alte concentrazioni di elementi tossici nella falda acquifera» si legge infatti nella lettera. E i cittadini di Trani continuano ad ammalarsi e morire di tumore, perché abitanti di una città le cui cave abbandonate tra l’altro sono state utilizzate dalla malavita per scaricarvi rifiuti tossici.

Federica G. Porcelli


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