«Una storia commerciale nata da una vicenda prettamente urbanistica. Lo chiameremo ipermercato, anche se, sulla carta, sarebbe un centro di distribuzione. La struttura di vendita sarebbe di 1500 metri quadrati, ma l’area di deposito enorme e, anche su questo, si gioca l’equivoco».
Così Savino Montaruli, direttore di Unimpresa Bat, che ha promosso un primo incontro pubblico utile a confermare e rafforzare le ragioni del “no” al progetto Bricoman in città, sulla strada provinciale per Andria, nei pressi dello svincolo Trani nord.
La vera novità, sia al tavolo, sia nella platea della sala riunioni dell’Hotel Trani, dove si è svolta l’iniziativa, è stata la partecipazione di un folto gruppo di imprenditori locali che operano, ciascuno, in settori merceologici che la multinazionale francese ricomprenderebbe tutti all’interno della sua struttura di vendita: materiale per l’edilizia, ceramiche e arredo bagno, ferramenta ed utensileria, giusto per fare qualche esempio.
Uno di questi imprenditori, Vincenzo Porro, socio della ditta Edidforniture, ha scelto di metterci la faccia sedendosi accanto a Montaruli e parlando, anche, in nome e per conto dei colleghi: «Quest’occasione è stata utile per aggregare diverse attività e fare squadra – ha esordito -. Abbiamo incominciato a superare il particolarismo fra noi ed anche il campanilismo fra città limitrofe. Contiamo di incontrare il sindaco e spiegargli quali danni il centro commerciale determinerebbe a carico delle nostre attività. In questo senso, anche noi forniremo dei numeri ed illustreremo quanti posti di lavoro si perderebbero, a fronte dei cento in entrata annunciati. E racconteremo quanti nostri colleghi abbiano chiuso a Cavallino, qui in Puglia, ed in ogni altra città in cui si sono insediati i Bricoman. I settori che potrebbero essere colpiti sono davvero tanti – ammonisce Porro - e, pertanto, dobbiamo continuare ed allargare questa azione di coesione, rafforzandola per fare comprendere la nostra serietà e forza. Non abbiamo scopi politici, dobbiamo solo difendere le nostre aziende e tante famiglie, obiettivo fondamentale in un momento storico così difficile dal punto di vista economico».
Come dicevamo, la partita Bricoman si sta disputando su un terreno quasi esclusivamente urbanistico. Ma è anche vero che, eventualmente superato quello scoglio, vale a dire la nuova perimetrazione di quel comparto nei pressi della Provinciale, dal quale sottrarre 10mila metri quadrati per annetterli ai 40mila già potenzialmente nella disponibilità del centro, il semaforo verde all’attività commerciale non sarebbe poi così scontato.
«Sulla regolamentazione regionale la fase è completamente di stallo – spiega Montaruli -, perché le città sono ferme con i loro piani commerciali. Trani è fra queste e non può, senza quello, né un piano strategico, calare nulla nel suo territorio. Se lo facesse, si correrebbe il rischio di determinare gravissimi danni al commercio locale. Invece, le scelte andrebbero calibrate sul territorio intero, e non sulla sola Trani, decidendo quale indirizzo darvi e cosa ospitare in coerenza con quello. Oggi si parla di Bricoman, domani potrebbe essere un altro colosso: a prescindere del nome dell'impresa che si insedierebbe, dobbiamo decidere noi cosa vogliamo fare di questo territorio, anche perché è la proprio norma che lo prevede».



