Non più ospizio, ma centro diurno a carattere polivalente. Il futuro della Vittorio Emanuele II, quando la struttura di via Cappuccini sarà oggetto dei necessari lavori di adeguamento, non sarà più all’insegna della centenaria casa di riposo che è stata, ma nel solco di quella “Azienda di servizi alla persona che ne è, ormai da diversi anni, la nuova denominazione. La differenza rispetto a Villa Guastamacchia, però, è che, mentre gli ospiti di quella struttura saranno pienamente autonomi, questi avranno pur sempre bisogno di assistenza.
«Una delle cose che più ha assorbito le mie energie, insieme con Villa Guastamacchia – riconosce l’assessore al ramo, Felice Di Lernia -, è stata proprio la casa di riposo Vittorio Emanuele II. Essendosi riconvertita in Asp, ha subito un’evoluzione dal punto di vista normativo, ma non dei servizi. Nell’immaginario collettivo è sempre un ospizio, ma la legge regionale prevede che, in presenza di una Asp sul territorio, il presidente faccia parte di diritto del coordinamento dell’Ambito di zona ed all’azienda si possano affidare in house i servizi. Abbiamo presentato un progetto alla Regione, da finanziare con i fondi Fesr, per la realizzazione presso la Vittorio Emanuele II di due centri diurni per anziani ed un centro polivalente per anziani, vale a dire un’altra villa Gustamacchia. Anche qui vi è molto spazio verde e può diventare un punto di riferimento del quartiere dal punto di vista socio-culturale».
Nel frattempo, è trascorso un anno e mezzo da quando dodici anziani, il 18 dicembre 2014, lasciarono la casa di riposo Vittorio Emanuele II per trasferirsi a Corato, presso Casa Alberta. Resta da risolvere, almeno in parte, il problema del personale. Infatti, nella struttura lavoravano sei dipendenti, di fatto pubblici perché dipendenti, ma che ricevevano ammortizzatori sociali e non riscuotevano lo stipendio, o lo riscuotevano con molto ritardo: «Dopo alcuni mesi di trattative e ricerche di soluzioni – fa sapere Di Lernia -, siamo riusciti a chiudere un accordo in task force con la Regione. In questo modo, quattro di queste sei persone sono già state assorbite dall’Asl (stanno lavorando nell’ex ospedale di Spinazzola, ndr), due non ancora per problemi relativi all’inquadramento contrattuale, ma stiamo lavorando per risolvere anche la loro situazione».

