La percezione della sua esperienza artistica è quasi un paradosso. A Trani, la sua città, ha sorpreso ed incantato tutti sia la scorsa estate, sia a fine anno con la prima edizione del “Cavo fest”, iniziativa musicale da lui prodotta prima presso la chiesa rurale di Santa Geffa, poi a Palazzo Beltrani.
In realtà, si tratta di un musicista già affermato e che nei giorni scorsi, a Londra, ha presentato addirittura il suo terzo lavoro discografico. Stiamo parlando di Beppe Massara, in arte Deckard, musicista elettronico, tecnico del suono e producer per alcuni dj affermati, oltre che ideatore e direttore della citata manifestazione, che tanto successo ha riscosso in città.
“Cosmopolis” è titolo dell’album, uscito in tutti gli store lo scorso 31 marzo, ma la cui vernice è avvenuta nella capitale del Regno unito, in occasione dell'evento “Art lover ground”, presso il caffè “1001 Brick Lane”.
Con questo lavoro Massara ha voluto sviluppare l'idea di “global electronic”, «un sound, cioè – spiega l’artista -, che comprende tutti i generi musicali cui sono legato, una sorta di crossover di stili reinterpretati esclusivamente attraverso l'utilizzo di campionatori e sintetizzatori digitali ed analogici». E, così, new wave, classica, post rock, noise, industrial, Ebm, techno, glitch e ambient electronic convivono come anime diverse all'interno di uno stesso brano e dell'intero disco. Le dieci tracce strumentali vanno a comporre un concept album al contempo satirico e critico nei confronti delle speculazioni finanziarie e delle distorsioni capitalistiche, che sovvertono gli equilibri democratici e politici: «Intere società sottomesse e schiacciate da debiti senza fine, cannibalizzate dal cinismo del profitto generato dal “non lavoro” – osserva Massara - ed amministrate da governi inerti, corrotti e complici asserviti al neo liberismo globale». Tutto questo, in Cosmopolis, diviene l'oggetto di una narrazione sonora al confine tra presente e futuro, «un presente segnato dall'assenza di empatia prodotta da terminali informatici mediante i quali si decidono le sorti di intere comunità – prosegue il musicista tranese -, ed un futuro costruito sul cyber-capitalismo anabolizzante, che si accresce perdendo i confini di se stesso nell'indefinibilità obesa dei flussi digitali».



