«Per combattere la mafia, bisogna conoscerla»: con queste parole Bruno Vespa qualche sera fa nella sua trasmissione Porta a porta ospitò Giuseppe Salvatore, che presentava il suo libro «Riina family life». Niente di strano se non fosse che l’ospite, che ha scontato la pena a otto anni e dieci mesi per associazione mafiosa, fosse figlio di Totò Riina, detto La belva, uno dei più pericolosi mafiosi italiani (appartenente a Cosa nostra), condannato all’ergastolo e tuttora in carcere per svariati omicidi, tra i quali quelli di via D’Amelio nei quali persero la vita Paolo Borsellino e i suoi cinque agenti di scorta, e quelli di Capaci, dove morirono Giovanni Falcone, sua moglie e tre agenti della scorta.
Ma ai cittadini onesti, ai figli di vittime di mafia, a tutti i telespettatori che pagano il canone Rai, questa ospitata non è andata giù, tanto che il web si è mobilitato con una petizione che nel momento in cui scriviamo ha superato le 132mila firme e alcuni cittadini si sono recati presso le sedi Rai per chiedere a gran voce la chiusura dello storico programma. E un segnale l’hanno dato tante librerie di tutta Italia, che hanno rifiutato di ordinare il libro, esponendo sulle proprie vetrine l’avviso: «In questa libreria non si ordina né si vende il libro di Salvatore Riina».
Lo stesso hanno fatto Alessandro e Alice, della libreria Luna di sabbia. Queste le loro motivazioni: «Innanzitutto riteniamo non sia un libro che merita di essere divulgato e quindi venduto. Avremmo potuto semplicemente non metterlo in vendita, invece abbiamo voluto dare un segnale. Le librerie, così come i luoghi di cultura, hanno il dovere di orientare e educare la gente. Salvo Riina parla di suo padre come un eroe omettendo tanti crimini commessi, magari per lui è giusto così ma farne addirittura un libro ci è sembrato offensivo per tutte le vittime che oggi continuiamo a piangere. La nostra è anche una protesta contro i mass-media che possono fare di un libraccio un bestseller; è una protesta contro la mercificazione delle disgrazie altrui e la mitizzazione di criminali. In quanto libreria indipendente possiamo sceglie cosa vendere e cosa no. Ci è sembrato giusto comunicarlo ad alta voce».
Crediamo che a queste parole non ci sia altro da aggiungere, se non ricordare il sacrificio degli uomini giusti che si sono battuti contro la criminalità organizzata. Eppure, c’è un dettaglio da non sottovalutare: il libro, che costa quindici euro, alla sua prima edizione è già andato esaurito.
Federica G. Porcelli
