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«Civiltà nel mondo del lavoro»: anche la Cgil di Trani raccoglie firme per la "Carta universale dei diritti del lavoratore"

Sostenere la legge di iniziativa popolare per l’affermazione di una “Carta universale dei diritti del lavoro”: con questo proposito la Cgil sta raccogliendo firme nelle piazze di tutta Italia, e lo ha fatto nei giorni scorsi anche a Trani.

«Chiediamo – ha detto Massimo Marcone, segretario responsabile della Cgil Bat -, un nuovo statuto dei lavoratori affinché si riscriva il diritto del lavoro in Italia, soprattutto per coloro che non hanno tutele. Uno statuto moderno, aperto alle nuove forme di contratto».

«Gli anelli più deboli della catena del lavoro sono le donne ed i giovani in cerca di occupazione, facile preda di imprenditori senza scrupoli che li strumentalizzano e li sfruttano. Chiediamo di ripristinare un minimo di civiltà nel mondo del lavoro ». Così Vito de Mario, coordinatore cittadino della Cgil.

Assieme all’approvazione della Carta, la Cgil raccoglie firme per tre quesiti referendari abrogativi di norme del Jobs act.

Il primo, è quello riguardante la cancellazione dei voucher, che per il coordinatore cittadino della Cgil sono «un modo per evitare che il datore di lavoro si carichi degli oneri di un lavoro di tipo industriale. I voucher nascondono il cosiddetto lavoro nero, ma anche il lavoro grigio (un lavoro irregolare in maniera imparziale in quanto, pur essendo dichiarato, non rispetta tutte le leggi che lo regolamentano, oppure è usato in sostituzione di altre forme contrattuali che offrono maggiori garanzie al lavoratore, nda)». «Noi abbiamo visto – conferma Marcone – una crescita esponenziale e ingiustificata dei voucher».

Il secondo, è quello relativo al tema degli appalti con la reintroduzione della piena responsabilità solidale. In pratica, spiega de Mario, «per quanto riguarda gli appalti deve esserci la corresponsabilità del committente rispetto ad aziende che accettano un appalto poi svaniscono. I lavoratori si trovano scoperti senza veder riconosciuto il loro salario e i loro diritti. C’è inoltre la clausola sociale cioè quando cessa un appalto il lavoro rimane e bisogna indire una nuova gara d’appalto: i lavoratori che lavoravano per quell’appalto devono continuare a lavorare».

Il terzo quesito è quello della reintegrazione dell’articolo 18 con una nuova tutela reintegratoria nel posto di lavoro in caso di licenziamento illegittimo per tutte le aziende al di sopra dei cinque dipendenti. Così De Mario: «La libertà di licenziare senza oneri successivi per l’impresa ci sembra una bruttura dal punto di vista giuridico. Se un lavoratore viene licenziato ingiustamente deve essere reintegrato».

Infine, abbiamo chiesto a Marcone se nella giungla del mondo del lavoro di oggi il sindacato stia un po’ perdendo quota, se ci sia una disaffezione da parte dei lavoratori. Ci sono alcuni luoghi di lavoro, ad esempio i call center, dove sembra che i lavoratori non possano godere delle stesse tutele di chi, ad esempio, ha un posto statale.

«È difficile entrare nei call center perché in quei luoghi i lavoratori sono spesso vessati e hanno dei contratti che non permettono loro di iscriversi al sindacato perché c’è il padrone che il giorno stesso straccia il contratto. Una disaffezione nei confronti del sindacato è dovuta dal fatto che il mondo del lavoro è cambiato e si è diviso. Si sta cercando sempre più il contratto individuale rispetto alla contrattazione collettiva e quindi il peso del sindacato è minore, soprattutto per colpa della precarizazione. Noi ovviamente non rallentiamo la nostra morsa e siamo a raccogliere firme proprio per tornare a parlare con i lavoratori in piazza e nei luoghi di lavoro».

Federica G. Porcelli

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