«Un libro che ha una lunga storia editoriale». Annuncia così Vito Santoro, professore universitario e critico letterario, curatore della rassegna “Scrittori nel tempo”, il libro Compagna luna, scritto da Barbara Balzerani, dirigente della colonna romana di Brigate Rosse, cui aderisce nel 1975, protagonista dell’agguato di via Fani e del rapimento di Aldo Moro, arrestata nel 1985 e tornata in libertà nel 2011.
Antonio Tabucchi scelse nel 1998 di non far pubblicare quel libro perché scritto da una brigatista. Invece il libro non è una storia delle Br ma il risultato degli interrogativi che la scrittrice si è posta. «Ho voluto invitarla – prosegue Santoro – perché lei ci dà una angolazione diversa di quel contesto storico, che va oltre l’analisi dell’argomento ma a aiuta a capire perché sia successo tutto questo». E leggere per capire è l'unico modo che dà un senso a qualunque libro.
«Tabucchi fece una cosa gravissima: un intellettuale secondo me non dovrebbe – risponde la Balzerani – imbavagliare, togliere la parola a qualcuno. Perché è grazie alla parola che ci distinguiamo dagli animali». La casa editrice DeriveApprodi invece accettò la sfida e pubblicò il libro, che fu scritto «durante il periodo dei primi permessi fuori dal carcere, perché il carcere si sopporta solo perché sai che c’è un pezzo del tuo mondo che resiste, altrimenti non ce la fai. Quando si è aperto il cancello ho trovato un Paese cambiato, arretrato mentalmente, che usava un linguaggio diverso. Questo libro è un grido di dolore, perché io e i miei compagni siamo stati dipinti come dei mostri e in questo libro ho voluto far comprendere quale fosse il contesto sociale nel quale vivevamo e nel quale ci siamo mossi. Ho voluto dare una faccia a una storia che sempre più viene scritta dai vincitori e che viene ridotta solo alla “morte di Moro”».
La lotta armata in Italia l’hanno fatta molti, ma contro i brigatisti c’è stato un maggiore accanimento perché i terroristi rossi hanno colpito il cuore dello Stato, quello Stato i cui componenti sono unti dai privilegi. «Nelle carceri ci sono solo i poveracci – ha detto Balzerani – e non tanti parlamentari che ogni giorno rubano la dignità. Oggi non c’è più bisogno di metterci il casco per combattere, i tentativi di golpe in Italia non si sono mai sopiti. Prendiamo ad esempio la Val di Susa, dove gli abitanti lottano contro quel buco nella montagna».
Il romanzo è una sorta di autobiografia di una donna nata in un paese-fabbrica, dove anche l’acqua era avvelenata, da genitori operai, che comprendeva la profondità delle differenze sociali. Differenze che si sono leggermente allentate con l’ingresso dei figli degli operai nelle scuole superiori: quei ragazzi sono andati a formare la nuova classe dirigente. A dire il vero, però, oggi si registra un altro trend, che ha quasi capovolto quella piramide. Il potere però sta ancora nelle mani di chi sa quel qualcosa in più, ed è per questo che si evita il più possibile di far conoscere. L’istruzione è pericolosissima.
«Ogni sacrificio – conclude Balzerani – che abbiamo fatto è stato pagato con le carceri, le botte, la morte».
L’attrice Joanna ha letto alcune pagine del romanzo.
Federica G. Porcelli








