Nei giorni in cui si torna a parlare di pedonalizzazione del centro storico, nel cui cuore ci sono gli uffici giudiziari, l’immagine più efficace, in realtà, l’ha resa proprio il procuratore, Carlo Maria Capristo: «Il Tribunale di Trani andrebbe chiuso con le catene».
Il riferimento, ovviamente, non è ad uno stop alle auto, ma alla necessità di salvare un’istituzione storica del territorio, un presidio della legalità che proprio ieri, nel corso del giro di tribunali e procure che sta compiendo in tutto il Paese, il vice presidente del Consiglio superiore della magistratura, Giovanni Legnini, ha riconosciuto essere «una realtà di assoluto livello e sulla quale non vi può essere il benché minimo dubbio non solo della permanenza, ma anche di un pieno rilancio».
Legnini ha incontrato dapprima il procuratore ormai uscente, in procinto di trasferirsi a Taranto per dirigere quella Procura della Repubblica, e del cui tuttora misterioso successore a Trani si attendono notizie. Successivamente è passato al primo piano di Palazzo Torres, per incontrare il presidente del Tribunale, Filippo Bortone. Infine è stato ricevuto presso la nuova biblioteca dell'Ordine degli avvocati, in piazza Sacra regia udienza, dal presidente del Foro di Trani, Tullio Bertolino.
Una mattinata intensa di incontri e conoscenza degli Uffici giudiziari di Trani, a fianco del consigliere dello stesso Csm, Antonio Leone, del prefetto, Clara Minerva, e dei maggiori esponenti di magistratura, avvocatura, forze dell'ordine e pubblica amministrazione. E, nel suo ufficio, Carlo Maria Capristo ha voluto con sé l’intero pool dei magistrati di Trani, dall’aggiunto, Francesco Giannella, ad una Silvia Curione tuttora in piena attività nonostante i graziosi segni dell’imminente maternità, passando per dirigenti e collaboratori.
«A Trani abbiamo avuto la conferma del fatto – ha dichiarato Legnini alla stampa - che incontrare i magistrati e rendersi conto del loro contesto, clima e condizioni di lavoro costituisca un arricchimento per l'ordine giudiziario ed il governo autonomo. Un conto è leggere sui giornali fatti, indagini, apprezzamenti di vario genere, altro è toccare con mano come si svolge un lavoro così delicato come quello che si compie a Trani, in un ufficio giudiziario importante. Pertanto, ogni ventilata ipotesi di soppressione credo non si possa neanche lontanamente discutere, stante l’enorme rilevanza di questo ufficio sul territorio».
Sulla stessa lunghezza d’onda il consigliere Leone: «Legnini la pensa esattamente come me. Sin dall'inizio questo consiglio ha scelto di andare sul territorio e conoscere le realtà, non limitandosi alle sole lamentazioni che provengono al Csm, da parte di tutti gli uffici giudiziari, per la mancanza di strutture, personale amministrativo, magistrati. Quando vai sul territorio, come è accaduto oggi (ieri, ndr) a Trani, ti rendi conto di quali siano le lamentazioni giuste, supportate da situazioni e realisticamente rilevabili, e quali quelle forzate. Questo metodo, con Trani, calza perfettamente: secondo l’accezione comune sarebbe un piccolo tribunale di provincia, poi vieni qui e ti accorgi che ci sono enormi professionalità e motivazioni storico-culturali, in materia di giustizia, nettamente al di sopra dei livelli di altri tribunali che, invece, vengono portati sul palmo di una mano».
Legnini e Leone, peraltro, hanno dato atto del fatto che «una procura come quella di Trani ha portato all'attenzione del Paese, attraverso meticolose indagini, temi di interesse nazionale, e lo ha fatto non per mettersi in mostra o presunzione, ma nell’interesse di esigenze vere dei cittadini di Trani, del circondario e della nazione Per questo Trani deve essere supportata affinché funzioni ancora meglio in tutte le sue componenti, avvocatura compresa, che a Trani a tradizioni storiche ed interagisce con la magistratura in piena sinergia ed efficacia».








