S’intitola Balkan blues il documentario di 35 minuti che verrà proiettato in anteprima mondiale domani, giovedì 21 aprile, al diciassettesimo «Festival del cinema europeo», in corso a Lecce fino al 23 aprile, e nel quale è impegnato, in altro lavoro, anche lo stilista tranese Alberto Corallo.
Il regista, l’autore del soggetto e montatore è il tranese Lucio De Candia. E la post-produzione audio è di un altro tranese, Beppe Massara. Il festival è un’importante rassegna dal respiro europeo che presenta documentari e film inediti degli anni 2015 e 2016.
Il documentario di De Candia si incentra, come si legge nella sinossi, «sulla band Mostar Sevdah Reunion, nata dopo il conflitto nella ex Jugoslavia per valorizzare il genere “sevdahlinka” e favorire una riconciliazione interetnica nei Balcani. Il produttore e fondatore Dragi Sestic e i chitarristi Miso Petrovic e Sandi Durakovic, emigrati in Olanda a metà anni ’90, ora vivono con nostalgia il rapporto con Mostar, dove tornano ogni anno per registrare album o tenere concerti. Il documentario si propone di narrare la tensione artistica e sociale della città; guidati dalle voci dei tre, di altri artisti locali, accompagnate dal tipico sapore balcanico della musica, che rappresenta, grazie al suo linguaggio universale, uno strumento per favorire la tolleranza e l’armonia sociale».
L’interesse per questo aspetto di integrazione della band è sicuramente quello che ha ispirato il regista tranese, che si è laureato in scienze politiche proprio con una tesi sulla ex Jugoslavia e sul multiculturalismo che ha caratterizzato i Paesi dell’Est Europa. La musica, ci dice De Candia «si dimostra così un mezzo importante per avvicinare culture diverse».
L’anteprima internazionale del documentario avverrà invece a Los Angeles, all’interno del Seefest (South east european film festival).
De Candia, classe ’76, dopo un master in relazioni internazionali ha avuto varie esperienze nel campo della promozione per il cinema italiano all’estero. Nel 2007 si è diplomato in regia presso l’Accademia europea di cinema e televisione “Griffith” di Roma. Dopo la produzione di cortometraggi low budget, realizza il suo primo documentario “La Terra Mé”, nominato miglior film alla nona edizione del Collecchio video film festival e vincitore della sezione “Explorer-naturalistico” del Video festival di Imperia 2013 e della sezione “Documentari” del Pazmany film festival di Budapest 2014.
Federica G. Porcelli (in foto, frame del documentario)
