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Settantatré anni fa la «Pasquetta di sangue» di Trani: trentacinque vittime e teatro distrutto. Omaggio alla lapide, ma si attende ancora un toponimo

Sono trascorsi 73 anni dalla “pasquetta di sangue” di Trani. 76 è l'età di Domenica Sonatore, che l'altra mattina, nell'ambito delle manifestazioni organizzate dall'amministrazione comunale in occasione del 25 aprile, ha partecipato a quella ai piedi della lapide che ricorda le vittime del bombardamento che distrusse in gran parte il teatro San Ferdinando e determinò numerose vittime in città: fra queste, la famiglia della donna (quel giorno aveva appena tre anni), che sopravvisse alla tragedia e, da lì a poco, si sarebbe battuta perché Trani ricordasse con la giusta evidenza tutte le vittime di quella dolorosa giornata, legata al conflitto bellico in corso.

Il bilancio di quel lunedì di pasquetta fu molto pesante: trentacinque vittime, di cui ventuno civili e quattordici militari di stanza in caserma. Quella notte, senza che alcun allarme risuonasse, la banchina del porto fu scientificamente presa d’assalto dalle bombe sganciate dagli aerei anglo-americani: due finirono in mare, due distrussero diverse palazzine e portarono all’irreversibile rovina del teatro comunale, che fu poi demolito. Domenica fu l’unica superstite di una famiglia distrutta delle bombe alleate, crebbe con i nonni privata degli affetti di genitori e famiglia e, insieme con il figlio Francesco, fondò nel 1994 il comitato delle vittime dopo avere sbattuto per anni contro i muri di gomma delle amministrazioni comunali di turno.

Ne recepirono le istanze il sindaco Giancarlo Tamborrino ed il consiglio comunale di quella legislatura, la cui comune opera portò a Trani la Medaglia d’argento al merito civile conferita nel 1998 dal Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. Nel 2004, poi, a compimento di un percorso di vari soggetti istituzionali, l’amministrazione comunale fece collocare una lapide commemorativa nel luogo più colpito dell’area portuale, in via Statuti Marittimi 46, nei pressi di piazza Teatro.

In un caso, e nell’altro, fu fondamentale la ricostruzione storica, sulle pagine del Tranesiere, del professor Raffaello Piracci, che conobbe la signora Domenica e ne portò avanti la battaglia «non per me e la mia famiglia – chiarì all’epoca la donna -, ma per la città, che aveva il diritto di sapere quello che accadde, che non doveva più ignorare il sacrificio di questi suoi figli morti anche loro da eroi. La mia vicenda vuole solo essere il simbolo di tante atrocità che la guerra ha prodotto e che i libri di storia non riportano. Questa lapide è un segno che rimarrà per sempre, perché Trani viva nella pace, la stessa che adesso alberga nel mio cuore dopo avere visto tanti miei sforzi produrre finalmente questo risultato».

La lapide, per la verità, resta in questo momento l'unico omaggio alle vittime del 27 aprile. Infatti, si è ancora in attesa di un toponimo che le ricordi, per mano di una commissione toponomastica recentemente ricostituita e che non potrà non occuparsene con il presidente, Mario Schiralli, e gli altri componenti. In questo senso è agli atti già dal 2013, ad opera del partito dei Verdi, una richiesta  firmata, in particolare, da colui che oggi riveste il ruolo di assessore all'Ambiente, Michele di Gregorio.


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