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Discarica di Trani, fra i metalli l'unico intruso resta il manganese

Si stanno attenuando i valori di inquinamento dei campioni di acqua prelevati dai pozzi al servizio della discarica di Trani. In particolare, quelli provenienti dal P6v, il pozzo più vicino all’incidente che ha determinato la chiusura della discarica il 4 settembre 2014, il sequestro penale il 15 gennaio 2015 e la successiva revoca dell'autorizzazione integrale ambientale l’8 aprile dello scorso anno.

Per la prima volta, da quando quella porzione di parete dell'impianto di contrada Puro vecchio si è perforata, determinando una dispersione di percolato in falda, nelle analisi dello scorso 8 marzo, eseguite dal professor Gaetano Nuovo per la società Alkema, di Modugno, i valori di tutti i metalli presenti all'interno di quei campioni d'acqua sono risultati al di sotto dei limiti previsti per legge. Nella precedente rilevazione, invece, ben quattro metalli (arsenico, manganese, nichel e ferro) erano invece risultati ancora al di sopra del consentito e, dunque, forieri di inquinamento.

Per la verità, nelle successive analisi effettuate lo scorso 22 marzo, il manganese è tornato di poco al di sopra dei limiti di legge: infatti, si presentava con un valore di 50,7 milligrammi per litro, mentre invece il limite previsto è di 50.

Anche nell'ultima, effettuata il 6 aprile e rilasciata il 12, il manganese è fuori linea: 59 milligrammi per litro contro 50.

Tutti gli altri metalli, però, sono rimasti nella norma, e questo è il dato che maggiormente sembrerebbe confortare in prospettiva delle opere di messa in sicurezza della discarica.


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