Mentre proprietari e Comune di Trani si fronteggiano al Tar, gli abusivi ringraziano e continuano a spadroneggiare nella struttura. La storia dell'immobile di via Verdi, da tempo occupato da soggetti senza fissa dimora, diventa il paradosso di quanto, nell'attesa che la burocrazia faccia il suo corso, le persone non guardino in faccia ad alcuno e continuino nelle loro illecite attività a prescindere di ordinanze, divieti, diffide.
La notizia di partenza è che il Comune di Trani ha determinato di resistere in giudizio contro il ricorso proposto al Tar Puglia dalla società Rossi & Morelli, di Milano, per l'annullamento del diniego di permesso a costruire inerente una pratica edilizia con cui i titolari dell'immobile chiedevano la demolizione e ricostruzione della villa, in stato di abbandono». Per comprendere la vicenda, tuttavia, dobbiamo fare un passo indietro al 31 ottobre 2012, quando il sindaco dell’epoca, Gigi Riserbato, ordinava lo sgombero coatto di quell'edificio che era stato, per lungo tempo, occupato da rom. La struttura presentava gravi problemi di igiene e staticità, e quindi risultava foriera di pericolo per la pubblica incolumità.
Il Commissariato di pubblica sicurezza, con l’ausilio della Polizia locale, si occupò di garantire l'allontanamento di tutti gli occupanti da quell’immobile, mentre il Comune chiedeva ed otteneva dal rappresentante legale della società, Nicola Laurora, la bonifica dello stabile. L’operazione costò ben 15.000 euro fra asportazione dei rifiuti solidi urbani e speciali, disinfestazione, trasporto di ogni materiale in apposite discariche, vigilanza h24 prima ed a tempo determinato poi. Una spesa che, purtroppo, si sarebbe rivelata effimera perché, da lì a poco, altri occupanti si sarebbero impadroniti della villa, con il vantaggio di ritrovarla persino più ospitale, benché sempre ridotta rudere. Oggi, addirittura, gli attuali inquilini sarebbero in possesso di proprie catene e lucchetti, con cui chiudersi dall’interno per impedire l'accesso dall’esterno: incredibile, ma vero, gli stessi proprietari non hanno più l’accesso al sito.
Va da sé che la società aveva chiesto sin da quei tempi di demolire e ricostruire l’immobile, per realizzarne uno di pregio che divenisse appetibile sul mercato e dissuadesse qualunque proposito di intrusione. Il Comune, però, porta avanti la tesi secondo cui quest’operazione non sarebbe possibile perché la villa si trova all'interno di un comparto e, dunque, non potrebbe in alcun modo essere oggetto di modifiche strutturali. La società a sua volta fa presente che la stessa situazione s’era determinata per un altro immobile, posto di fronte al Commissariato di pubblica sicurezza, in via Sant’Annibale Maria di Francia, ma in quella situazione s’era risolta proprio secondo le aspettative dei proponenti, in quanto in quella vicenda era intervenuta la figura di un commissario ad acta.
Di certo, nell’attesa che la giustizia amministrativa faccia il suo corso, l’abusivismo cresce, il degrado avanza e le proteste dei cittadini si sprecano.


