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Impianti pubblicitari, nuove picconate al regolamento: impresa di Corato ricorre contro cinque dinieghi del Comune di Trani

Quella degli impianti pubblicitari resta una guerra senza esclusione di colpi e, soprattutto, un groviglio amministrativo, al limite della giungla, in cui è possibile comportarsi facendo tutto ed il contrario di tutto. A rimetterci, quasi sempre, è la collettività: le si può invadere il suolo con impianti fuori legge; la si costringe a pagare quando il Comune soccombe nelle cause.

Palazzo di città, tuttavia, punta ad evitare che questo accada, con riferimento alla nuova offensiva che una delle aziende che curano il settore della cartellonistica pubblicitaria ha avviato contro l’ente. Infatti, la società Studio 5 outdoor, di Corato, ha proposto ricorso al Tar Puglia per l'annullamento, «poiché gravemente adesivi per la sfera giuridica della società», di cinque note con cui il dirigente dell’Area urbanistica aveva rigettato altrettante istanze di installazione di impianti pubblicitari nel territorio comunale.

La figura apicale dell’Ufficio tecnico, in particolare, richiamava l'articolo 34 del Piano per gli impianti pubblicitari, approvato dal commissario straordinario Maria Rita Iaculli il 6 marzo dello scorso anno. Secondo tale norma, «è considerato abusivo l’impianto pubblicitario e per le affissioni dirette che, pur se munito di autorizzazione rilasciata dal Comune, risulti privo di almeno uno dei seguenti requisiti: difforme rispetto all'autorizzazione in almeno una delle fattispecie fra tipologia, caratteristiche e messaggio esposto; fatiscente o in stato di abbandono; il cui titolare non ottemperi alle prescrizioni di altri due articoli del regolamento di attuazione del Piano generale degli impianti pubblicitari; inutilizzato decorsi novanta giorni dall’istallazione, ad eccezione degli impianti affidati in concessione al Comune; ubicato in posizione diversa da quella indicata nell’istanza di autorizzazione; privo della targhetta identificativa; munito di autorizzazione scaduta».

Ed ancora, fra i motivi che rendono abusivo un impianto pubblicitario, il fatto «che risulti privo dell'autorizzazione comunale, che la documentazione rilasciata risulti non veritiera, che il titolare non abbia provveduto all'installazione dell'impianto entro sessanta giorni dal rilascio della stessa (sempre ad eccezione degli impianti affidati in concessione al Comune).

Entro almeno una delle ipotesi di questo ventaglio, secondo il Comune di Trani, sarebbero rientrati gli impianti proposti dalla Studiocinque outdoor e, per questo, motivo il dirigente li ha rigettati e la società è tornata al Tar dopo avere già proposto ricorsi, per altre fattispecie, lo scorso mese di agosto. In quell’occasione, si contestavano i criteri per l’autorizzazione, la natura dei cartelli pubblicitari, la tipologia delle pre-insegne, la riduzione degli impianti per l’affissione diretta in città da 90 a 69, l'adeguamento delle aziende alla nuova normativa e, già da allora, i nuovi criteri di definizione di “pubblicità abusiva”.

Anche in questo caso il Comune di Trani resiste in giudizio, affidando l'incarico all'avvocato della difesa legale al responsabile dell'Avvocatura comunale, Michele Capurso.


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