Il dirigente della Prima area, Caterina Navach, ha avviato un’indagine di mercato per l’esecuzione di interventi di ripristino e conservazione del monumento marmoreo e bronzeo eretto nel 1915 in onore di Giovanni Bovio in piazza della Repubblica, da decenni abbandonato al degrado.
Insieme al premio nazionale Giovanni Bovio indetto dall’associazione culturale Arsensum, scaduto pochi giorni fa, e al museo itinerante curato da Domenico Valente, dedicato all’illustre concittadino, il ripristino della statua sembra voler rientrare in un più ampio progetto di rinvigorimento del ricordo del filosofo e politico.
Manca invece una progettualità in merito alla casa natale di Bovio. Infatti, occupata abusivamente da una famiglia disagiata nel 2012, fu per un periodo sede di un ordine professionale ma successivamente murata. Più volte è stato proposto, da diverse associazioni, di farne un museo. «Non sono a conoscenza dei progetti del Comune – ci rispose Valente in merito -. Sarebbe meraviglioso che possa diventare un museo che vada a qualificare la città di Trani, ma prima di aprirlo bisognerebbe creare il contenuto. Io ho pensato al contenuto, ora sta all’amministrazione o a quanti abbiano a cuore la cosa di fare una proposta e svolgere anche lo stesso lavoro che ho svolto io e quindi cercare le testimonianze legate alla vita e all’opera di Bovio». Il contenuto, in effetti, ci sarebbe, come potemmo attestare noi stessi visitando il museo, nato a seguito di una lunga ricerca storica, biografica e bibliografica compiuta da Valente, che vi ha impegnato molte risorse economiche e profuso molto del proprio tempo: il libro “Pometti” di Pascoli che Bovio dedicò alla moglie; il decreto di re Vittorio Emanuele III con cui si sancisce la pensione alla vedova Bovio, secondo caso in Italia dopo la vedova Bonghi; alcune lettere autentiche, per esempio.
Inoltre, secondo quanto già aveva anticipato la presidentessa dell’associazione Arsensum, Micaela Nichilo, è stato indetto un concorso cittadino riservato alle scuole di Trani, cui ha partecipato la scuola media Bovio, ed uno nazionale, i termini per partecipare al quale si sono conclusi nei giorni scorsi, facendo registrare ampia adesione da numerose parti dell’Italia.
Perché oggi, a centotredici anni dalla morte di Bovio, il suo pensiero potrebbe essere considerato moderno? Secondo Valente, alla luce del fatto che «tra le tante testimonianze che si possono evincere dai suoi discorsi parlamentari, nel maggio del 1877 in una tornata si discuteva sul problema dell’aumento delle tasse e Bovio reclamava il fatto che la tassa sullo zucchero non si potesse imporre. Sarebbe stato, per lui, più logico imporre le tasse dagli enti soverchi. Lo Stato, anziché essere incline a sostenere il popolo, lo osteggiava. In quel caso, Bovio ricordava i molti casi di suicidio tra i lavoratori». E questo è tristemente attuale. Infatti, conclude Valente, «questo dimostra come o siamo in un periodo di stasi, oppure il pensiero di Bovio sia molto attuale».
C’è invece un altro personaggio politico di Trani che sarebbe importante poter ricordare, sicuramente molto meno moderato (era infatti anarchico), ed è Emilio Covelli, nel ricordo del quale è affissa una targa in via Ognissanti, sulla facciata di palazzo Covelli: «Non mi vendo né ai governi né ai partiti. Ho bramato miserie persecuzioni calunnie. Ho rifiutato tutto. Resto ciò che sono». Non è stata scolpita, invece, la frase finale pronunciata da Covelli: «Così parlano gli anarchici».
Federica G. Porcelli












