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Un secolo fa Einstein cambiava la storia: a Trani, con «Didafisica», a scuola di relatività

11 maggio 1916: Einstein mette a punto la sua teoria generale della relatività, dopo che, il 20 marzo dello stesso anno, aveva pubblicato il testo che ne spiegava i caratteri. A cent'anni da questa data, vogliamo riproporre un articolo tratto da Il giornale di Trani n.6 dell'8 aprile 2016, scritto in occasione del seminario tenuto dal professor Augusto Garuccio.

È nata a Trani l’associazione Didafisica, fondata dalla docente Angela Laurora, che abbiamo intervistato a margine dell’incontro “Cent’anni di relatività generale: dalla mela di Newton al fotone di Einstein”, tenutosi in biblioteca comunale in occasione del centenario della pubblicazione dell'articolo di Albert Einstein sulla teoria della Relatività Generale, a cui seguì qualche mese un saggio divulgativo significativamente dal titolo Relatività: esposizione divulgativa.

«L’obiettivo dell’associazione è quello di favorire la diffusione della scienza e far capire che i suoi aspetti sono un contributo alla cultura intera – ci ha detto Laurora -. Organizzeremo una serie di incontri e successivamente daremo vita anche a delle mostre e rassegne che avvicinino i cittadini al mondo della scienza. Speriamo nella collaborazione delle scuole e delle altre istituzioni educative».

Le abbiamo ricordato che secondo delle recenti statistiche le donne tendono a non iscriversi alle facoltà scientifiche, preferendo quelle umanistiche: «Secondo me ci possono essere dei modelli culturali che possono contrastare questa scelta. Negli ultimi tempi c’è stata una tendenza di iscrizione delle ragazze alle facoltà scientifiche e bisogna anche dire che sono tra le più brave». Quale apporto possono dare la scienza e la fisica alla nostra vita quotidiana? La presidentessa dell’associazione ci risponde così: «Ci sono delle applicazioni tecnologiche nella vita quotidiana che hanno migliorato la nostra vita; e poi c’è l’aspetto più nascosto del valore della fisica, cioè l’abitudine alla ricerca, a porsi le domande e confrontarsi con le altre persone. Da questo punto di vista l’educazione scientifica può dare un contributo all’educazione del cittadino anche al di fuori dell’istruzione scolastica».

Relatore dell’incontro è stato Augusto Garuccio, direttore del seminario di storia della scienza presso l’Università di Bari. L’occasione è stata utile per riflettere sulla recente scoperta dell’esistenza delle onde gravitazionali previste da Einstein proprio in quel saggio del 1916. Come spiegare questa ricerca a una persona che non conosce la fisica? «Dobbiamo pensare a una specie di terremoto: come un terremoto che dall’interno della terra produce delle onde che poi si propagano molto lontano, questo processo avvenuto circa un miliardo di anni fa (ci ha impiegato un miliardo di anni per arrivare a noi), si è prodotto molto lontano dalla terra, con due grandi buchi neri, due grandi masse, che si sono scontrate. Il loro urto ha deformato lo spazio-tempo e l’effetto di questa deformazione è arrivata a noi e siamo riusciti a rivelarla con degli strumenti».

È importante dunque saper utilizzare la scienza e l’applicazione della stessa nella nostra quotidianità, sebbene essa venga utilizzata dall’uomo con obiettivi decisamente poco nobili: «Qualsiasi innovazione ha avuto degli aspetti negativi. Bisogna avere la forza di controllare le trasformazioni. La fisica però fondamentalmente cerca di capire le leggi della natura, poi la trasformazione è dovuta al lavoro dei fisici, dei politici, della società, della cultura».

Restando in tema di cultura, c’è da dire che l’Italia ha avuto dei premi Nobel della fisica (Guglielmo Marconi, Enrico Fermi, Emilio Segrè, Carlo Rubbia, Riccardo Giacconi), oltre che per la medicina e la scienza, eppure si ricordano molto più spesso quelli per la letteratura. «Questo è vero ma succede anche negli altri Paesi: la letteratura è un contenuto molto più diffuso perché chiunque può accedervi facilmente. Per quanto riguarda la scienza è necessario, come diceva Galileo, conoscere il linguaggio nel quale è scritta la realtà e se non si comprende questo linguaggio è difficile poterlo comunicare».

Federica G. Porcelli


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