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Cercano e trovano l'antico cenobio di San Michele: la scoperta del First lungo la vecchia Trani-Barletta

Riscoprire il territorio indagandolo e ripercorrendo le tracce, spesso minime, fa fondamentali, che la storia ci lascia. Così, anche se sulla base di scarse, sommarie informazioni, si fanno scoperte suggestive, importanti, che potrebbero aggiungere ulteriore peso specifico al richiamo turistico del territorio.

È il caso del cenobio di San Michele, ritrovato dopo un percorso di avvicinamento, bibliografico prima e geografico poi, dagli appassionati dell'associazione First - Centro studi tranese, presieduta da Paolo Ricciardi, sodalizio che si interessa anche di riportare alla luce, dopo una serie accurata di ricerche bibliografiche e territoriali, reperti storici di cui si è persa la memoria e che potrebbero rappresentare un volano interessante per lo sviluppo turistico di Trani. Su queste basi, gli attivisti di First hanno intrapreso un lavoro di ricerca basato sull'evento storico che portò alla costruzione dell'odierna chiesa di San Michele, in piazza Garibaldi, dove proprio nei giorni scorsi si sono tenuti i solenni festeggiamenti per la tradizionale memoria liturgica del 9 maggio.

Ebbene, la storia racconta che questa chiesa fu edificata, per merito di Savino Caputo, nel 1870. La tradizione popolare vuole che Caputo avesse ritrovato un barile di monete d'oro in una grotta in via Barletta e, in seguito a ciò, costruito la chiesa in devozione a San Michele. «A questo punto, incuriositi da questo avvenimento – spiega Ricciardi – abbiamo intrapreso un’indagine per individuarne la veridicità, venendo a conoscenza, dal registro delle pergamene di Luigi Scarano, dell'esistenza, in contrada Clarissa, di un cenobio la cui chiesa era dedicata a San Michele Arcangelo». Una chiesa cosiddetta “fuori le mura”, sulla strada per Barletta come riportato in un documento del luglio 1144, trascritto negli “Zibaldoni” di Vincenzo Manfredi, ma della quale si era persa la memoria dell’esatta ubicazione.

«I cenobi sono comunità di monaci che vivono al di fuori della città – spiega Ricciardi -, collettività nate in Oriente, nel quinto secolo dopo Cristo, e si divulgarono successivamente, ad opera dei monaci basiliani, in tutta l'Europa mediterranea. Monaci che, a differenza degli eremiti, vivevano in comunità autonome con un padre spirituale che teneva i contatti con le autorità religiose del posto. Questi cenobi erano situati, di solito, in cavità naturali, grotte o ipogei. Sicuramente, dai documenti consultati, si evince che anche a Trani esisteva un cenobio dedicato a San Michele, probabilmente in una grotta».

Così, dunque, sono partite le esplorazioni dei luoghi ipotizzabili sulla base della lettura dei documenti e, scartata la possibilità di individuare il cenobio lungo l’odierna via Barletta, «in quanto il territorio non presenta una morfologia carsica tale da far presupporre l'esistenza di una grotta – spiega Ricciardi -, abbiamo spostato l’indagine in un’altra zona di Trani, la vecchia via Barletta. Ed è qui che le nostre supposizioni sono state confermate dal ritrovamento di una struttura imponente sotterranea».

Secondo le prime stime, si tratta di una cavità, in parte naturale ed in parte adattata dall’uomo, profonda circa dieci metri. Esplorata solo in parte, è molto estesa e presenta numerose nicchie che fanno presupporre l’esistenza di altari dedicati, probabilmente, proprio a San Michele.

«Questa scoperta richiede ulteriori conferme – chiariscono dal First -, anche perché una parte di quei luoghi è stata utilizzata in tempi passati come cava di tufo, per cui molto è stato distrutto arrecando numerosi danni. Quel che è certo è che, come sempre, il territorio a pochi chilometri da Trani è completamente ignorato e sconosciuto, fino a quando non ci si imbatte in interessanti ed affascinanti ritrovamenti. Rivolgiamo un invito alle istituzioni– conclude Ricciardi -, affinché questi valori non vadano completamente perduti». 


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