Nel corso della recente presentazione dei quattro anni di attività del centro antiviolenza Save, le volontarie Marinetta Di Gravina, Valentina Palmieri e Anna Moscatelli hanno illustrato i risultati del lavoro svolto all’interno delle scuole medie di Trani per parlare di bullismo e violenza.
A tutti i ragazzi frequentanti la terza media sono stati somministrati dei questionari anonimi che sono serviti a monitorare la percezione che essi hanno della violenza di genere: nella scuola Baldassarre, i questionari sono stati somministrati direttamente dalle operatrici; nelle altre due, dagli insegnanti di religione.
Il dato allarmante è che in ogni singola classe uno o più studenti hanno affermato di aver assistito a episodi di violenza fisica o verbale nei confronti di qualcuno che conoscono: dieci ragazzi della Baldassarre hanno assistito a violenza nei confronti di familiari; dieci della Bovio (dove il dato di coloro che hanno visto assistere a una violenza è particolarmente alto, ben il 76,66 per cento) a violenza nei confronti di altre persone; 14 della Rocca hanno assistito a episodi di violenza nei confronti di un’amica. Una ragazza di una delle tre scuole ha ammesso di aver subito ella stessa violenza.
La maggior parte dei ragazzi, però, non si rende conto che la violenza possa riguardare delle adolescenti o delle persone che vivono a Trani. Infatti, alle domande «una adolescente può essere vittima di violenza sulle donne?» o «credi che quello della violenza sulle donne sia un problema presente nella tua città?», la maggior parte dei ragazzi ha risposto no, in tutte e tre le scuole. Inoltre, i ragazzi non conoscono la nozione di violenza economica che si ha quando, ad esempio, un uomo dà ad una donna pochi spiccioli per fare la spesa, ha accesso ai suoi conti corrente e quindi ai suoi risparmi, la esclude dalla gestione economica del denaro familiare.
Altro dato interessante è che la tv rappresenti la principale fonte di conoscenza sul tema della violenza di genere (72,77 per cento alla Baldassarre; 65 per cento alla Bovio; 58,16 per cento alla Rocca). Una corretta educazione rispetto alla parità di genere può aiutare i ragazzi a incrementare la conoscenza in merito alla violenza, al bullismo o al cyberbullismo, ed è stato proprio questo l’obiettivo con il quale le operatrici del centro Save hanno svolto il lavoro.
Questi dati sono stati forniti a noi cronisti affinché li divulgassimo. Il nostro compito non è quello di demonizzare le scuole, come alcuni credono quando, nostro malgrado, siamo costretti a registrare degli atti di violenza, ma quello di registrare la conoscenza che gli alunni hanno in merito alla violenza.
La scuola, che a causa delle diverse riforme governative che si sono susseguite negli ultimi anni è sempre più considerata un’azienda, deve, sempre senza sostituirsi alla famiglia, che è il nucleo principale della conoscenza e dello sviluppo del rispetto, aiutare i ragazzi a denunciare i casi di bullismo, violenza di genere, cyberbullismo. E divulgare queste informazioni, aiutando con questo piccolo contributo le operatrici del centro Save, è un nostro dovere.
Federica G. Porcelli


