Il dirigente dell'Area urbanistica del Comune di Trani, Gianrodolfo Di Bari, ha avviato il procedimento, per l'emissione di un’ordinanza di rimozione a seguito di esposto, di parte di un impianto fotovoltaico delimitato da rete di recinzione e dotato di impianto di illuminazione «che potrebbe creare fenomeni di disturbo visivo e distrazione per l'utenza in transito», si legge nel provvedimento.
La struttura si trova «all'interno della fascia di rispetto autostradale», segnala il dirigente indicando che l’ubicazione è sulla strada provinciale che collega a Trani con Corato, nei pressi del casello dell’A14. In particolare, i pannelli sono collocati nel Comune di Trani, al foglio 87 della particella 150.
Il provvedimento dell'Ufficio tecnico nasce da un esposto della società Autostrade per l'Italia Spa, che lamenta la presunta violazione di quanto disposto dalle leggi in materia, paventando anche pericolo per l'utenza in transito sullo stesso tratto autostradale in questione.
Il dirigente ha comunicato ai proprietari del terreno ed alla società installatrice dell'impianto fotovoltaico l'avvio del procedimento di emissione di ordinanza di rimozione di parte dei pannelli: i destinatari potranno, entro dieci giorni dalla notifica, presentare osservazioni e, al termine del periodo trascorso, il procedimento si concluderà secondo le determinazioni che la figura apicale dell'Ufficio tecnico intenderà assumere.
Su quello stesso impianto fotovoltaico è tuttora aperta un’inchiesta della Procura della Repubblica di Trani che ha visto comparire davanti al Giudice dell'udienza preliminare, lo scorso 18 maggio, quindici persone per le quali il titolare dell'inchiesta, Michele Ruggiero, ha chiesto il rinvio a giudizio.
Altre nove indagati, invece, sono stati già oggetto di archiviazione della relativa posizione. Le accuse prevalente sono falso ideologico e truffa aggravata, reati che si sarebbero commessi per fare conseguire erogazioni pubbliche a distinte società titolari di altrettanti impianti fotovoltaici, di potenza nominale inferiore ad un megawatt, localizzati su particelle contigue.
Un frazionamento considerato illegittimo, perché utile a beneficiare degli incentivi statali previsti dal cosiddetto “conto energia” e, contemporaneamente, eludere l'autorizzazione unica regionale, obbligatoria per le produzioni superiore ad un megawatt, ottenendo, di conseguenza, un più agevole nullaosta dell'ente locale.
(foto dalla rete)

