Sono oltre 80mila all’anno i morti in Italia a causa del fumo da sigaretta, e più di 6 milioni nel mondo (secondo le stime, nel 2030 avremo però 8 milioni di morti). Questo il dato di cui scriviamo oggi, 31 maggio, in occasione del No tobacco day, giornata mondiale contro il fumo, istituita per sensibilizzare sui rischi che il tabagismo comporta sulla salute: tumori, malattie cardiovascolari e respiratorie, disturbi all’apparto riproduttivo (soprattutto maschile), danni alle vie respiratorie e nervose.
A fronte di un guadagno, però, per le industrie che producono e vendono sigarette, di miliardi di dollari, soprattutto per le quattro grandi multinazionali che oggi gestiscono il mercato: Altria group (Marlboro, Merit, Chesterfield, Diana, Philip morris ed altri marchi); British american tobacco; Imperial tobacco e Japan tobacco, e dell’industria di Stato cinese. Chi fuma, dunque, non solo fa del male a se stesso, ma alimenta anche il mercato di queste aziende. Per fare un esempio, l’Altria ha un fatturato di oltre 20 miliardi di dollari.
Anche il Comune di Trani ha aderito all’iniziativa No tobacco day apponendo sulla porta di un ufficio il manifesto «Ne abbiamo pieni i polmoni». E i polmoni, sì, li hanno pieni anche i fumatori passivi.
Federica G. Porcelli

