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«Sono Giancarlo Siani». E nel cortile del Liceo De Sanctis, di Trani, cala un silenzio surreale

Joseph Pulitzer citato nell'invito allo spettacolo: «Una stampa cinica e mercenaria crea, prima o poi, un pubblico ignobile». Leonardo Sciascia quotato durante la rappresentazione: «Il nostro è un Paese senza memoria e verità, ed io per questo cerco di non dimenticare». E  poi le storie di quattro giornalisti caduti sul lavoro, martiri della verità, raccontate da due ragazzi ed altrettante ragazze.

Quando entra in scena lo studente che interpreta Giancarlo Siani, in platea cala un silenzio surreale, per non perdere neanche una parola del racconto di quel tragico 23 settembre 1985, in cui il sacco del corrispondente da Torre Annunziata, con dentro i sogni di un’assunzione al mattino, fu devastato dall'assassinio che uccise anche il suo sogno di verità, quello di rivelare fino in fondo i rapporti tra politica e camorra: «I miei sogni – dice l’interprete di Siani - sono morti con me, sotto casa mia».

E poi la storia di Enzo Baldoni, rapito ed ammazzato in Iraq nel 2004, ma il cui corpo fu ritrovato solo sei anni dopo. E quella di Ilaria Alpi uccisa a Mogadiscio nel 1994, durante la guerra somala, insieme con il suo cameraman Miran Hrovatin: «Anch'io sono morta di giornalismo - racconta la ragazza che la interpreta -, per ricercare e raccontare la verità». Infine la voce di Agata, la mamma di Maria Grazia Cutuli: «Dio mi ha chiamato a 88 anni, ma io ero morta dentro molto prima, nel 2001, morta con lei in Afghanistan, da dove voleva solo raccontare la verità».

Fra le testimonianze rivissute, una recitazione impeccabile ed un accompagnamento musicale, canoro e danzante di alta qualità, è così andata in scena «In principio era la parola», proposta dagli alunni del Liceo Francesco De Sanctis nel cortile della scuola di piazza Natale D'Agostino. Un progetto di gran professionalità e profondità, per i temi che ha toccato e la capacità di coinvolgere il pubblico, rimasto inchiodato alle sedie nonostante il freddo pungente. Merito della bravura dei ragazzi, alcuni dei quali hanno un futuro assicurato nelle rispettive arti, e della loro capacità di fare squadra.

Da brivido alcune scelte musicali sia fra le riproduzioni (The great gig in the sky – Pink Floyd, Heart cry – Drehz), sia fra le esecuzioni (Desert rose – Sting, Who wants to live forever - Queen, Blowin’ in the wind – Bob Dylan).

Lo spettacolo è realizzato con la collaborazione dell'Associazione musicale Curci, di Barletta. Maestro di canto Raffaella Montini, di pianoforte Mariella Carbone, di chitarra classica Riccardo Lorusso. La fotografia è di Massimo Marciano, grafica e montaggio Mario Ricciardella, costumista Patrizia Armellino. Il presidente è Giulia Damiani, direttore amministrativo Damiano De Troia, coreografie Speranza Spadavecchia, regia Antonella de Gennaro, dirigente scolastico Grazia Ruggiero.

«L’analisi dell'esistenza, la fede – si legge nella presentazione dello spettacolo -, esigono ricerca ed approfondimento. Bisogna avere il coraggio di mettersi in sentieri d'altura, è necessario anche gettarsi in un mare agitato, come avveniva nel campo descritto da una delle parabole dove grano e zizzania crescono insieme. Servono occhi limpidi e vigili, capaci di identificare le tracce che il vero dissemina nell'essere, nell’esistere, nello spazio, nella storia. Un principio che vale anche per il giornalismo».

Ma perché una scuola sceglie di parlare di giornalismo? «Perché la verità è un dovere – risponde il dirigente scolastico -, ed il giornalismo ne è una dimensione fondamentale. Viviamo immersi in una società della comunicazione, ma che tende alla mistificazione. Quindi, l'operazione di comunicazione della verità è un dovere, e parlare di giornalismo significa parlare di verità».


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