A cominciare dalle ore 18,30 di oggi, venerdì 24 giugno, presso la Sala “Benedetto Ronchi” della Biblioteca Comunale “Giovanni Bovio” si svolgerà il Convegno di studi su Vincenzo Calace, che sarà accompagnato dalla lettura di alcuni brani tratti da lettere e articoli di Calace, interpretati da Giulio Di Filippo dell’Associazione “Mimesis”. La manifestazione è stata organizzata dall’Amministrazione Comunale, con la collaborazione dell’Associazione “Obiettivo Trani” e della Società di Storia Patria – Sezione di Trani.
Il programma prevede gli interventi del dott. Felice Pellegrini, nipote di Vincenzo Calace ed esperto ricercatore della biografia politica e intellettuale dello zio, del prof. Franz Brunetti dell’Università di Pavia, che ha partecipato attivamente della temperie sociale e culturale dei primi anni della storia repubblicana dell’Italia, e del prof. Mario Spagnoletti, docente di storia contemporanea presso l’Università di Bari. La serata sarà condotta dalla dott.ssa Daniela Pellegrino, direttrice della Biblioteca Comunale. Il Convegno sarà aperto dai saluti istituzionale del sindaco della Città, avv. Amedeo Bottaro.
L’intento degli organizzatori è di portare a conoscenza della cittadinanza tranese i caratteri salienti di questo personaggio illustre nella storia politica e sociale dell’Italia della prima metà del XX secolo. Vincenzo Calace era nato a Trani nel 1895, aveva partecipato con il grado di tenente di artiglieria alla prima Guerra mondiale, si era laureato in ingegneria a Napoli immediatamente dopo essersi congedato dal servizio militare. È proprio nei circoli culturali napoletani che entra in contatto con il pensiero di un altro tranese illustre, Giovanni Bovio. Attraverso la lettura delle opere di Bovio matura un profondo convincimento politico di ispirazione democratica e repubblicana, dal quale non si discosterà mai per tutto il corso della sua vita.
Per fedeltà ai suoi ideali democratici si schiera decisamente con i movimenti di opposizione al fascismo partecipando all’attività del gruppo “Giustizia e Libertà”, sorto ad iniziativa di alcuni intellettuali italiani tra i quali si devono ricordare Gaetano Salvemini e Carlo Rosselli. Arrestato alla fine di ottobre del 1930, subisce una condanna a dieci anni di carcere; ne sconta cinque in vari penitenziari per essere poi costretto al confino di polizia prima sull’isola di Ponza e quindi su quella di Ventotene.
Solo con la caduta del fascismo Calace recupera la sua libertà e torna in Puglia, a Bisceglie, dove la famiglia si era stabilita all’inizio del Novecento, per continuare l’attività politica nelle file del Partito d’Azione. Partecipa al primo Congresso dei Comitati di liberazione nazionale svoltosi a Bari alla fine di gennaio del 1944. Coerentemente con i suoi ideali di libertà collabora con i fratelli Pàstina alla pubblicazione di un giornale politico non autorizzato, «L’Italia libera», stampato a Trani nell’ottobre del 1943 dalla Tipografia Vecchi. Viene nuovamente condotto in carcere insieme con Domenico Pàstina e con Franco Petrarota, responsabile della Tipografia.
L’arresto mette in luce il comportamento contraddittorio del governo Badoglio sorto dalle ceneri del fascismo, di cui conserva le fondamenta autoritarie e liberticide. Anche grazie all’intervento delle autorità militari delle truppe alleate di stanza a Bari i responsabili del giornale incriminato vengono presto prosciolti da ogni imputazione e la Tipografia Vecchi di Trani continua a pubblicare il giornale del Partito d’Azione con il titolo «L’Italia del Popolo».
Dalle colonne del giornale e mediante la partecipazione all’attività politica del Partito Calace prosegue la sua battaglia contro la monarchia ritenuta responsabile morale e materiale dei guasti del fascismo. La sua condotta politica si caratterizza per l’assoluta coerenza agli ideali etici e morali ai quali si ispira in adesione al pensiero repubblicano di Mazzini e laico di Giovanni Bovio.
Emblematiche sono le sue prese di posizione nette contro ogni condanna pregiudiziale degli Italiani che avevano aderito al fascismo. A Nicola Pàstina, che sottolinea con enfasi i meriti acquisiti da Calace durante i lunghi anni di galera e confino per l’opposizione al regime fascista, egli replica con sdegno: «Lasciamo ad altri le speculazioni bottegaie del sacrifizio, a suon di timpani e timballi: noi facciamo utile la nostra giornata piegando la virtù nostra alla legge del dovere, con decoro e con semplicità».
L’Associazione Mazziniana Italiana - Sezione “Vincenzo Calace” di Bisceglie - parteciperà al Convegno portando la testimonianza del volume pubblicato a cura di Felice Pellegrini nel 2015: oltre 700 pagine contenenti la raccolta delle Lettere dal carcere e dal confino (1930-1943), le lettere indirizzate ai familiari a Bisceglie nel corso del lungo periodo di detenzione e confino.

