Il Tribunale di Trani? Non solo non si tocca, anzi è un modello da seguire. La partecipazione del Ministro della giustizia, Andrea Orlando, alla tappa tranese di Digithon, è stata l’occasione per toccare con mano una realtà imprescindibile nel panorama giudiziario pugliese non soltanto per qualità del lavoro che produce, ma anche, e soprattutto, per la capacità che sta mostrando di adeguarsi al cambiamento, razionalizzando le spese e persino migliorando le performance.
Il Guardasigilli, giungendo al castello svevo prima di essere intervistato da Antonello Piroso, lo certifica con dichiarazioni chiare e fortemente rassicuranti anche e soprattutto per un sindaco, Amedeo Bottaro, che sta portando avanti un percorso di piena sinergia.
Infatti, da nove mesi il Ministero della giustizia ha in carico le spese di funzionamento degli uffici giudiziari: qual è, dunque, il bilancio che si può tracciare? E Trani si può considerare un buon modello da seguire? “Assolutamente sì – risponde Orlando -. A Trani si sta facendo un buon lavoro, che sta portando una concreta razionalizzazione delle spese. Di certo, abbiamo constatato quanto il vecchio meccanismo deresponsabilizzasse molto i comuni nell’individuazione di sedi per gli uffici giudiziari, e questa prolungata e consolidata tendenza aveva determinato spese non sempre di gran qualità. Il lavoro che stiamo facendo sta ripulendo questa voce di bilancio, ponendo gli uffici nella condizione di essere più efficienti”.
Ed a proposito di efficienza degli uffici, la mobilità in ingresso da altri enti, province su tutti, può risolvere i problemi di organico dei tribunali e, se sì, in quale misura? “La mobilità era un passaggio necessario – spiega il ministro -, perché non potevamo permetterci di fare concorsi mentre, in contemporanea, si registravano esuberi in altri settori della pubblica amministrazione. Credo che, adesso, abbiamo esaurito il parterre delle persone che potevano accedere alla mobilità e solo oggi, pertanto, il pubblico concorso è l’unica strada che resta. Il ministro della Funzione pubblica Madia proprio ieri (venerdì scorso, ndr) ha scritto alla Presidenza del consiglio dei ministri una lettera che va in questa direzione”.
Ma la maggiore soddisfazione del Guardasigilli, e non per una clausola di stile in favore di chi l’ha ospitato, “è nella misura in cui questa manifestazione ha guardato alla giustizia come una delle realtà di eccellenza nell’informatizzazione, un dato assolutamente non scontato rispetto a come si vive e racconta la giustizia nel nostro Paese. In realtà – chiarisce Orlando -, noi siamo l’unico Paese in Europa che ha informatizzato il proprio processo civile, e questo credo sia un punto di partenza importante per giungere, poi, ad un’informatizzazione integrale del settore giustizia. Il grande obiettivo è contenere in un anno la durata media di un processo civile. Nel 2010 avevamo 6 milioni di cause, e solo la Russia ne aveva più di noi in Europa. Oggi siamo a metà classifica, con gli stessi numeri della Francia. Il processo telematico? Era partito nel 2006, ma con numerose resistenze, a cominciare da avvocati e magistrati. Oggi la strada è avviata, e l’obiettivo è che il procedimento prenda corpo dalla consolle dello studio, non dalle code in cancelleria”.
Esiste già un’applicazione che consente di monitorare lo stato di un procedimento, “e questo ci aiuta a comprendere meglio le performance dei singoli tribunali. Quelli in cui si sono avviati processi di digitalizzazione hanno scalato la classifica, a cominciare da Marsala, lo scorso anno primo in Italia ed oggi secondo. E poi alcuni uffici giudiziari del Veneto”. Un’altra spinta innovativa giunge sul versante dei fallimenti, “perché l’informatizzazione sta creando la perequazione delle procedure concorsuali – conferma Orlando - e, anche in questo caso, sta velocizzando i tempi delle pratiche”.




