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Trani riscopre Vincenzo Calace, simbolo di democrazia

Ricordare Vincenzo Calce non è un omaggio ad un illustre cittadino tranese, ma è un’occasione per ricordare anni difficili e tragici per il nostro paese. È il periodo dell’avvento al potere di un regime che ha distrutto le libertà pubbliche e private di cui l’Italia aveva goduto dal 1860 e, dal 1943 al 1945, la Resistenza antifascista e l’avvento della democrazia.

Per l’occasione venerdì 24 giugno presso la Biblioteca Comunale G. Bovio si è tenuto un convegno di studi dal titolo “Vincenzo Calace una vita per la libertà” organizzata dall’amministrazione comunale con la collaborazione dell’associazione Obiettivo Trani e della società di storia patria per la Puglia – Sezione di Trani Benedetto Ronchi. È stata realizzata una pubblicazione della Biblioteca Comunale a cura di Luciano Carcereri.

Durante il convegno coordinati dalla dott.ssa Daniela Pellegrino, responsabile della Biblioteca comunale sono intervenuti il dott. Felice Pellegrini, nipote e biografo di Vincenzo Calace, il prof. dell’Università di Pavia, Franz Brunetti, che ha tracciato un profilo di Calace e il docente di storia contemporanea presso l’Università di Bari, Mario Spagnoletti, che attraverso la lettura di alcuni Verbali ha ricostruito e illustrato la posizione e azione di Calace dall’insediamento della Giunta sino alla polemica che lo vedrà contrapporsi alle posizioni di Palmiro Togliatti.

Figlio di un ebanista e di una commerciante di gioielli, Vincenzo Calace e la sua famiglia si trasferiscono a Bisceglie dove la madre apre un negozio in centro. Iscritto alla facoltà di ingegneria a Napoli, allo scoppio della prima guerra mondiale viene chiamato alle armi e assegnato ad un reggimento operante nel Friuli.

Dal 1924 si trasferisce per lavoro a Milano, dove proseguiva il suo impegno politico e si inseriva nei primi gruppi di Giustizia e Libertà, che seguivano una linea di netta contrapposizione al regime fascista.

Arrestato il 30 ottobre, viene condannato il 30 maggio 1931per organizzazione e propaganda sovversiva contro il regime. Comincia così il suo viaggio attraverso le varie carceri italiane che durerà fino al 1935.

Fu arrestato per la seconda volta il 9 luglio 1943 e solo con la caduta del fascismo il 25 luglio 1943 si aprirono le porte del carcere per gli oppositori del regime e Calace poteva tornare a Bisceglie dove riprendeva a svolgere attività politica nel partito d’azione.

Durante il confino a Ventotene, tra gli intensi studi che tutti compivano c’era chi si dedicava allo studio degli strumenti. I confinati avevano messo su un’orchestrina composta di tre mandolini, due chitarre e un violino. A dirigere l’orchestra Vincenzo Calace che dedicava molto tempo alla musica; possedeva un orecchio finissimo ed era il miglior mandolinista del confino.

Durante il convegno di studi sono stati letti alcuni brani tratti da lettere e articoli di Calace interpretati da Giulio Di Filippo dell’Associazione Mimesis.

Era presente anche l’associazione Mazziniana Italiana – Sezione “Vincenzo Calace” di Bisceglie con il volume pubblicato a cura di Felice Pellegrini contenenti la raccolta delle lettere dal carcere e dal confino (1930 – 1943) indirizzate ai familiari.

Ottavia Digiaro


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