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Domani sera a Bisceglie lo spettacolo finale de "Il cielo di carta" di Trani

Esercizi di stile per gli spettacoli finali dell’anno accademico 2015/16 della scuola di teatro il Cielo di Carta”, con un tris molto suggestivo: “Esercizi per gabbiani”, “Esercizi per fantasmi” ed “Esercizi per carnefici”. Il primo, liberamente ispirato a “Il Gabbiano Jonathan Livingston” di R. Bach. è interpretato da una compagnia teatrale creatasi all’interno della scuola stessa, denominata “I Loved”, costitutita da Edoardo Tomasicchio, Vito Tomasicchio e Lorenzo Fabrizio, tre giovani attori prodigio dagli 8 agli 11 anni diretti da Annamaria Di Pinto: si tratta di un lavoro impegnativo e filosofico adattato alla ludica della giovane età con poesia e pregio, svoltosi all’interno dello spazio performativo della scuola stessa.

Poi è stata la volta di “Esercizi per fantasmi” liberamente ispirato a “Il fantasma di Canterville” e riadattato interamente in lingua inglese dalla docente di recitazione in inglese Stefania Armentano per le ragazze di scuola media: Francesca Papagno, Greta Cafagno, Cerrai Ginevra, Silvia Garofalo, Alessia Loprieno, Anna Operamolla e Flamina Tannoia, dirette dalle stesse Annamaria e Stefania in una lunga piéce svoltasi a Bisceglie al teatro Don Luigi Sturzo, una preziosa struttura diretta da Tonio Logoluso, che ha gentilmente ospitato il lavoro finale del corso su un palcoscenico bellissimo.

L’ultimo appuntamento è per sabato 9 luglio sempre presso il “Don Sturzo” a Bisceglie alle 21 con “Esercizi per carnefici” con la regia di Annamaria Di Pinto con il gruppo di recitazione degli adulti: in scena la stessa Stefania Armentano, Lucia Amoruso, Caterina Di Leo, Lea De Cristofaro, docente di danze mediorientali, Lucia Porro, Francesca Manta, Ignazio Quacquarelli, Carmela Di Mastromatteo e Marianna Albore, con la partecipazione straordinaria della vocal coach della scuola Luciana Negroponte Petrosillo. Liberamente ispirato alla celebrata pièce teatrale di Yasmina Reza "Il dio della carneficina", ha interessato un regista come Roman Polanski che l’ha “tradotto” in Carnage, inquieto e sarcastico dentro le quattro mura di un appartamento, un atto unico che segue in tempo reale le ipocrisie, le bizze e le idiosincrasie dei suoi protagonisti, denunciandole e mettendole alla berlina. 

«In questo percorso formativo stiamo cercando di vivere le contraddizioni, le fobie e i paradossi, i non detti e le tragedie con angolature opposte (il cinismo del sognatore che vuole illudersi e il sogno dell'oppresso che si ribella) - spiega Annamaria Di Pinto, direttore artistico e docente di recitazione all’interno della scuola, oltre che attrice e regista - ma con un comune amore per la vita e per la cultura che incarna la forza e le debolezze del mondo occidentale. Gli attori cambiano ruolo e postazione, legati ad una sedia colorata che li identifica con il personaggio e cerca di definirli ma man mano che si scende nell’antro infernale della propria banale crudeltà perdono ogni riferimento di spazio, mischiando letteralmente postazioni, colori, in posizioni quasi acrobatiche...fino al caos infantile. Gli attori costruiscono scene e cambiscena senza ausilio di macchine o sipario, e si ritrovano verso un finale stringente nel quale il personaggio diventa l’attore stesso in una catartica identificazione necessaria, ovvia. Crudele».

Un lavoro difficile per allievi/attori di una scuola di teatro di provincia per ha portato avanti in tre anni i testi di Dante, Wilde, Shakespeare, Beckett, S. Kane e Monty Python oltre ai propri testi originali sempre pregni di queste suggestioni, senza rinunciare al lavoro sulle immagini, al lavoro estetico, al lavoro sul suono dissociato dal significato della parola.

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