A distanza di circa due mesi dalla loro attivazione, qual è lo stato dell'arte dei velobox installati lungo via Falcone? Cosa hanno prodotto finora? E cosa risponde l’amministrazione comunale a chi mugugna affermando che sarebbero scatole vuote dentro le quali non ci sarebbe nulla, a maggior ragione perché non collegate alla rete elettrica?
«In realtà ho sentito di tutto – ammette l’assessore alla polizia locale, Giuseppe De Michele -, anche cose molto divertenti, ironiche, curiose. È vero che sono delle scatole d'acciaio, ma sono blindate e, quindi, mi dispiace per colui che ha tentato di buttarne giù una lasciando dei pezzi della propria auto sul posto. Ovviamente, non sono scatole vuote, ma, all'interno, c'è una macchina che rileva, fotografa e non ha necessità di avere un collegamento elettrico: infatti, viene ricaricata e posizionata all'interno del velobox. Il vigile torna al termine dell'attività, che può essere da giornaliera a settimanale, scarica i dati e riposiziona la macchina per le successive rilevazioni. La carica dura parecchi giorni e questo – riafferma De Michele – rende inutile la presenza di corrente elettrica».
La diffidenza dei cittadini resta. In molti fanno riferimento a servizi televisivi che hanno mostrato analoghi sistemi utilizzati in altri comuni, presso i quali il cronista ha documentato che dentro non c'è nulla, ma sembra proprio non sia il caso di Trani.
«Tanto per cominciare – chiarisce De Michele - sarà difficile che il giornalista possa aprire la scatola blindata, operazione consentita solo al Corpo di polizia municipale. Confermo che non sono scatole vuote, ma dispositivi che registrano l’eccesso di velocità e stanno funzionando perfettamente, nel senso che non è interesse dell'amministrazione elevare sanzioni ai sensi del Codice della strada, ma regolarizzare il traffico moderando la velocità. Tutti sanno quanto quella strada fosse utilizzata per eccessi di velocità e, quando mi sono insediato, ho ricevuto non poche segnalazioni e denunce da parte di cittadini, soprattutto con riferimento alla zona della scuola materna, in prossimità della curva, dove, per attraversare sulle strisce pedonali, bisognava farsi il segno della croce perché data la scarsa visibilità e l'alta velocità delle auto. Persino gli autisti delle ambulanze avevano il timore di immettersi su via Falcone, dalla zona ospedaliera, per i sopraggiungere di veicoli ad alta velocità. Ora, con i velobox, non dico che abbiamo risolto tutti i problemi, ma abbiamo contenuto le velocità con una misura di dissuasione notevole: quattro scatole di colore arancione altamente visibili, anche di sera grazie ad un lampeggiante che ne identifica la posizione. Ormai tutti sanno che lì ci sono dei dispositivi, il cui principale è indurre a moderare la velocità, non fare cassa. Infatti, se avessimo voluto fare cassa, avremmo utilizzato un telelaser. Di certo, ne siamo molto soddisfatti nella misura in cui, anzi, i cittadini ci chiedono di collocarne nuovi lungo altre strade su cui si corre tanto, a cominciare da via Superga».
Quanto al bilancio dell’attività svolta finora, manca ancora un report ufficiale delle sanzioni elevate. De Michele parla di «diverse decine di multe, un numero inferiore alle attese perché la gente ha rallentato davvero. Da questo punto di vista, dunque, abbiamo pienamente centrato l’obiettivo, rendendo la strada più sicura senza fare cassa e contenendo i costi di manutenzione». Infatti, la spesa di 1300 euro per ciascuna scatola blindata, mentre i dispositivi interni erano già in dotazione al Corpo.



