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Tragedia Bari nord, ai funerali il vescovo consola richiamando la solidarietà della gente. Ed il sindaco di Andria al Capo dello Stato: «Mai più, mai più!»

«Figli strappati alla vita, famiglie che subiscono la perdita improvvisa e tragica dei propri cari. Tutti si chiedono il perché, e noi non siamo in grado di dare alcuna risposta, se non, in cambio, un silenzio assordante».

Così il vescovo di Andria, Luigi Mansi, aprendo l'omelia durante la celebrazione delle esequie delle vittime della tragedia ferroviaria di martedì scorso sulla Bari Nord, tra Andria e Corato.

«La domanda che ci poniamo - prosegue il presule - è la stessa di Gesù sulla croce: "Dio mio, perché ci hai abbandonato?". Le nostre terre sono state considerate le periferie dell'Italia, ma il racconto dello scorrere della vita, qui al sud, vede storie di solidarietà, donazioni di sangue in massa da parte di anonimi, senza esitare, donando qualcosa di sé. Ecco, questi sono i segni del fatto che la storia degli uomini è governata ancora da forze buone, di amore e vita. Questi fratelli dunque non sono caduti nel nulla, ma volati in un abbraccio di tenerezza. È questo è l'unico pensiero che può dare pace al nostro cuore in subbuglio, e risposte al silenzio che ci pervade. Il nostro calore sia carezza ristoratrice per i parenti, e a Dio Padre chiediamo di asciugare le lacrime di quanti sono nella tristezza, e di venire in nostro soccorso».

«Mi sia consentito, a nome dell'intera comunità cittadina, di portare il più profondo cordoglio ai parenti delle vittime di questo disastroso evento - ha esordito il sindaco di Andria, Nicola Giorgino, prima della benedizione alle salme -. La prova cui questa comunità è sottoposta, così come le altre da martedì scorso, ha gettato il territorio della nostra città, del nord barese, pugliese, dell'intera Italia nel dolore e nella rabbia. Come sindaco di Andria, città che paga il tributo più alto in termini di vittime, ho il dovere, a maggior ragione, perché questa triste e solenne cerimonia funebre si svolge alla presenza della più alta carica dello Stato, di chiedere, con voce ferma e decisa, giustizia e verità. Lo dobbiamo ai familiari delle tante, troppe donne, dei tanti, troppi uomini e giovani la cui esistenza serena è stata improvvisamente interrotta da un tragico evento che ha coinvolto emotivamente tutto il nostro Paese».

Il primo cittadino di Andria, mai così fermo e determinato ha proseguito facendo rilevare che «oggi qui è rappresentato un territorio martoriato, ma che ha saputo reagire con dignità, autentico spirito di servizio, generosità e dedizione all'emergenza. In questi giorni, la quiete delle nostre campagne rigogliose e dei nostri secolari ed eterni ulivi, che sanno solitamente rassicurare, è stata squarciata da grida, paure, ansie, polvere, lamiere e morte. Ciò rimarrà in modo indelebile nell'animo di tutti noi e, se è vero che da contraltare a questo orrore vi è stata la dimostrazione della sincera solidarietà dei pugliesi, attraverso un'imponente gara di amore e sostegno, il dolore resta troppo forte, stordisce, toglie il fiato».

Da qui, inevitabile, l'appello delle istituzioni locali alla magistratura, «cui va la nostra incondizionata fiducia - dice Giorginio - affinché accerti rapidamente la verità dei fatti, in modo che i contorni di questa dolorosissima vicenda siano chiariti con rigore e meticolosità. Chiunque di noi, chiunque abiti in questo territorio, nella propria vita ha viaggiato su quei treni in quella tratta: studenti, pendolari, famiglia e scolaresche, professionisti. Ognuno di noi, ogni cittadino di Andria, Barletta, Corato, Ruvo, Terlizzi, Bitonto e Bari è in grado di raccontare il personale rapporto con quel treno: un mezzo che nessuno poteva mai immaginare diventasse veicolo di morte e disperazione, anziché fonte di vita vissuta, viaggi, lavoro, aspirazioni, studio, passioni, sentimenti, speranze. Le speranze di tanti nostri giovani universitari che ripassano velocemente gli appunti, a poche ore dagli esami, come ho fatto io tante volte nella mia vita, o quelle dei pendolari che pensano e ripensano alla propria giornata lavorativa».

Ma la chiusura di Giorgino apre alla speranza: «Il territorio saprà essere forte anche in questa circostanza, saprà rialzarsi da questa immane tragedia. Andria, il nord barese, le città di Barletta, Corato, Ruvo, Terlizzi, Bitonto, Bari, questo territorio ringraziano i fratelli e le sorelle pugliesi per l'affetto mostrato ed il popolo italiano che, da tutte le regioni, ha fatto sentire la propria vicinanza. E ringrazia i volontari, gli operatori sanitari, le forze dell'ordine, i vigili del fuoco ed i protagonisti di piccoli e grandi gesti di eroismo avvenuti in quelle ore di emergenza».

Infine, l'appello a Sergio Mattarella: «Guardi, signor Presidente, i volti dei familiari delle vittime. Guardi i volti di tutti coloro che sono presenti in questo palazzetto e soffermi ancora una volta il suo sguardo sensibile ed autorevole sulle foto delle vittime: mai più una strage così, mai, mai più. Sant'Agostino diceva che "la speranza ha due figli, lo sdegno e il coraggio: sdegno per le cose come sono, il coraggio per cambiarle"».


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