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Prove insufficienti, il Tribunale di Trani assolve l'ingegner Affatato nel processo sulla «torre» di Pozzopiano

Assolto «perché manca, è insufficiente o contraddittoria la prova che il fatto sussista, che l'imputato lo abbia commesso, che il fatto costituisca reato o il reato sia stato commesso da persona imputabile».

In ogni caso cala il sipario, con esito favorevole per l'imputato, sul processo contro l'ex dirigente dell'Ufficio tecnico, Giuseppe Affatato, accusato di abuso l'ufficio in merito al Piano urbanistico esecutivo di via Pozzo piano, nel cui comparto era prevista l'edificazione di una cosiddetta “torre”, in cambio dell'allargamento della strettoia adiacente Villa Telesio.

Lo ha disposto il presidente della Sezione penale del Tribunale di Trani, Giulia Pavese, al termine dell'udienza di ieri, ordinando anche la revoca del sequestro preventivo dell'area, eseguito dalla Polizia locale il 31 gennaio 2012, con la restituzione immediata in favore degli aventi diritto.

Affatato era stato rinviato a giudizio il 2 aprile 2014 dal Gup, Francesco Messina, in accoglimento della richiesta formulata dal pubblico ministero, Giuseppe Maralfa.

Infatti, secondo quanto ipotizzato, l'ex dirigente, rilasciando il parere favorevole sulla delibera approvata dal consiglio comunale il 14 dicembre 2010, avrebbe arrecato un vantaggio patrimoniale in favore del privato progettista del Pue, permettendogli di realizzare una maggiore superficie del fabbricato da costruirsi (la «torre») sia attraverso l’edificazione di due piani in più, sia attraverso l'estensione in superficie anche su aree di proprietà comunale.

In tal modo, dunque, l'assemblea sarebbe stata indotta in errore. In alternativa, si sarebbe dovuta proporre all'aula una variante del Piano urbanistico generale.

Affatato, difeso dallo Studio associato Di Terlizzi, aveva sempre respinto gli addebiti, rivendicando la piena legittimità e correttezza del proprio operato.

A novembre 2013, peraltro, il Gip, Francesco Zecchillo, aveva disposto l’archiviazione per gli altri ex indagati ne procedimento: il proprietario dell’area, Giuseppe Bove; il suo procuratore, Francesca Bove; il progettista dei lavori, Francesco Paolo Albore.

Il Comune di Trani si era costituito parte civile nel giudizio, quale parte offesa, poiché all'ingegner Affatato «è stato contestato l'abuso d'ufficio in problematiche urbanistico edilizie e, dunque, si poneva il problema - si legge testualmente nel deliberato della giunta comunale approvato il 3 luglio 2014 - di salvaguardare l'immagine dell'ente».

Pertanto, lo stesso esecutivo aveva sottoposto il suo orientamento alla valutazione di un professionista «particolarmente qualificato in diritto e procedura penale», per consentire alla giunta di deliberare un’eventuale costituzione di parte civile.

ll professionista era stato individuato nella figura dell'avvocato Michele Laforgia, il quale aveva espresso un parere in cui confermava la sussistenza dei presupposti per la costituzione di parte civile: l'impegno di spesa era stato di 2500 euro.

Nella sentenza il giudice dispone la trasmissione di una relazione del settore Urbanistica dell'Ufficio tecnico (18 novembre 2010) e la già citata delibera del consiglio comunale, con atti allegati, alla Procura della Repubblica per ulteriori valutazioni di competenza: potrebbe essere il preludio a nuove ipotesi d'accusa in merito ad altri profili.

Entro novanta giorni, le motivazioni della sentenza.

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