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Ancora fumo e pessimi odori dopo l'incendio nel rudere di via Verdi. Una storia che potrebbe finire, anche, alla Procura di Trani

Fumavano ancora questa mattina i resti dell'incendio divampato ieri pomeriggio nell'area retrostante l'immobile abbandonato di via Verdi. Il rogo è stato il risultato della combinazione fra le stoppie molto alte ed una gran quantità di rifiuti, accumulatisì probabilmente per anni, frutto dello stazionamento di soggetti senza fissa dimora in quell'area.

È proprio questo il motivo per cui, anche stamattina, si avvertiva ancora un odore acre, soprattutto con riferimento all'enorme quantità di plastica bruciata Di certo, i danni provocati dal rogo sono stati ben più estesi di quanto si potesse immaginare in un primo momento.

Ma vi è da dire che i vigili del fuoco, i volontari di Trani soccorso e gli agenti della polizia locale, arrivando ieri sul posto, hanno trovato l'area chiusa da un lucchetto: quella serratura appartiene agli stessi soggetti che hanno spesso utilizzato quell'immobile per dormirvi la notte.

In questo modo, il proprietario neanche poteva accedere all'interno del suo stesso fondo e, di conseguenza, non ha potuto bonificare l'area circostante, che si è riempita di stoppie, dalle quali è nato il rogo.

Oltre i danni, dunque, la beffa di non riuscire ad ottemperare all'ordinanza sindacale antincendi, perché la proprietà è stata occupata da altri.

In mezzo, un progetto di demolizione e ricostruzione che il Comune ha rigettato: adesso proprietari ed ente si stanno fronteggiando al Tar.

Una storia che va avanti da anni e, ieri, avrebbe potuto determinare spiacevoli conseguenze, se solo l'incendio si fosse più rapidamente e copiosamente propagato.

Una conseguenza, però, è altrettanto certa: da oggi, lì dentro, non c'è più nessuno. Pesanti travi legno sono cadute, altre possono cadere, ed il pericolo alla propria incolumità l'avvertono anche i rom.

Peraltro il rischio che questo potesse accadere era stato avvertito nei mesi scorsi in un'interrogazione del gruppo consiliare dei conservatori e riformisti. 

I tre consiglieri, in quel documento, ventilavano una denuncia alla magistratura: alla luce di quanto accaduto, Florio, Lapi e Merra dovrebbero fiondarsi, oggi stesso, al secondo piano di palazzo Torres.


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