«Libertà è partecipazione» cantava Giorgio Gaber. Con questo spirito di partecipazione il Comune di Trani intende permettere ai cittadini di usufruire dei beni comuni urbani, come ad esempio alcune aree verdi o alcuni luoghi lasciati in stato di abbandono, affinché li amministrino, gestiscano e ne abbiano cura. «Questo è l’ennesimo tassello del percorso di allargamento degli spazi di sussidiarietà orizzontale finalizzati a favorire pratiche reali di protagonismo diretto da parte della cittadinanza» spiega l’assessore al ramo, Felice Di Lernia. Infatti, alla rigenerazione dei beni urbani condivisi si aggiungono l’osservatorio sulle barriere architettoniche, la rete cittadina multiculturale e il progetto dei cantieri sociali. Un esempio di utilizzo di bene condiviso è per esempio l’uso di una area della città per farvi un orto urbano. Un gruppo di cittadini individua un’area, si attiva una procedura, secondo quanto descritto nel regolamento, si stipula con il gruppo un patto di collaborazione nel quale vengono delineati i criteri della “urbanizzazione”. Il procedimento è stato già attuato, ad esempio, dal ragazzo che ha deciso di colorare una parte del muro di cinta dell'ingresso secondario della biblioteca comunale. «Il bene ovviamente resterà comunque a disposizione della collettività» spiega l’assessore, che prosegue: «È un modo per enfatizzare la possibilità dei cittadini di farsi carico della propria collettività».
A presentare il progetto, nel corso di un incontro pubblico, anche il referente pugliese di Labsus (laboratorio per la sussidiarietà) Pasquale Bonasora: «Dal 2001 è attivo in Italia il principio della sussidiarietà, dalla portata rivoluzionaria perché sono i cittadini a decidere come usare un bene e quindi quali obiettivi porsi. Per esempio a Bologna gli ultrà hanno deciso di adibire uno spazio comunale a luogo per far conoscere la storia del tifo calcistico della città ed una palestra per ragazzi ad alto rischio di dispersione scolastica. Cioè tramite questo regolamento non si valuta l’interesse economico del bene ma il benessere sociale che l'uso di quel bene ha sul territorio». E questo lo conferma anche Di Lernia: «L’idea non è di ricchezza esclusivamente monetaria ma collettiva».
Il regolamento del Comune di Trani è mutuato da quello del Comune di Brescia, come chiarisce l’assessore. Ha nutrito dei dubbi la consigliera comunale di opposizione (Trani a capo) Maria Grazia Cinquepalmi, presente in qualità di uditrice all’incontro, che, pur confermando il grande interesse di questo regolamento, ha affermato: «Il regolamento del Comune di Bologna è molto più garantista rispetto a quello di Brescia perché prevede anche il parere del consiglio comunale nell'attribuzione di alcuni progetti ad alcuni cittadini e poi anche nella parte in cui si legge che è previsto che possano essere in comodato gratuito degli immobili del Comune di appartenenza, vorrei specificare che in questo caso è possibile che intervenga la Corte dei conti». Di Lernia ha detto che nessun bene verrà venduto, e Bonasora ha confermato che l’idea di chi ha attuato questo progetto è la seguente: «Piuttosto che tenere un posto vuoto, meglio darlo ai cittadini».
La bozza di regolamento è scaricabile sul sito internet del Comune di Trani. A settembre, ci sarà un incontro con tutti i soggetti interessati. Il regolamento poi passerà al vaglio della giunta e all'approvazione del consiglio comunale.
Federica G. Porcelli




