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Fellini, Mastroianni e Benigni: Piovani incanta Trani con la musica ed il genio dei maestri del cinema

“La musica è pericolosa” è una frase di Federico Fellini, riferita ai momenti in cui il regista, durante il lavoro, se ne sentiva disturbato, ostacolato. Salvo poi trovare nella stessa musica le migliori sue ispirazioni. Come nel caso di Intervista, sconsigliata da Nicola Piovani perché “edita e quindi poco elegante”, ed invece gradita a Fellini, che di fronte al bello non si fece scrupolo alcuno.

Con questo primo capolavoro di colonna sonora è partito il concerto di Nicola Piovani in piazza Duomo, quarto appuntamento di Fuori museo, a cura della Fondazione Seca. E poi Ginger e Fred, dello stesso Fellini, per raccogliere i primi applausi prima di entrare nella sfera di Mario Monicelli, con Speriamo che sia femmina e Il marchese del grillo.

“Ma quella frase di Fellini è una metafora in senso lato - ha detto Piovani -, di quelle cose profondamente belle che lasciano il segno e possono affrontare qualsiasi ostacolo, come fece Orfeo, con la sole armi della cetra e della voce sconfisse gli Argonauti".

Ed alla mitologia greca il Maestro ha dedicato la successiva parte del concerto, seguita da un tributo alle bande - Tutto Benigni ‘95 - ed un pistolotto contro la musica passiva dei locali, “quella che non abbiamo scelto noi, ma ci tocca ascoltare”.

Subito dopo, cambiando atmosfera, arriva Mazurka op.17, no.4, omaggio a Fryderick  Chopin, per poi tornare alle musiche da cinema legate a celebri pellicole di Bigas Luna e Saverio Costanzo.

Le altrettanto celebri foto tratte da quei film immergono ancora meglio lo spettatore nel clima magico che il concerto crea in una piazza assorta ed assorbita da una musica sempre meno pericolosa e, al contrario, straordinariamente coinvolgente.

Da qui a Quanto t’ho amato, il cui testo fu scritto da Cerami e l’interpretazione affidata a Benigni, il passo è breve. E poi Caminito, cantata da Marcello Mastroianni prima in Argentina e poi in sala di registrazione. Infine, la storia delle tre monache di Ivrea che, suonando le campane, ispirarono Bombarolo, di Fabrizio De Andrè.

Il Maestro lascia la scena sotto il primo scroscio di applausi, ma il ritorno è inevitabile e, finalmente, arriva La vita è bella che, combinata con il bis di Tutto Benigni e Quanto t’ho amato, chiude degnamente un’altra serata nata pericolosa e terminata magica.


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