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Concerti estivi a Trani, Palmieri (Uildm): «A noi, una visione "disabile" del palco»

Si torna nuovamente a segnalare il grave problema riguardante gli spazi riservati a persone con disabilità ai concerti. Non si riescono a trovare ancora soluzioni migliori affinché anche queste persone riescano a presenziare e a godersi pienamente e completamente un concerto. Siamo amareggiati, sconfortati e delusi per la leggerezza con le quali vengono affrontate queste problematiche.

La questione si sposta su cosa sia possibile fare tra spettatori con disabilità e responsabili dell'organizzazione. È un problema che va visionato e modificato a 360 gradi in quanto riteniamo non appropriato parlare dei singoli casi in cui i diritti sconfinano in pretese, soprattutto perché molte, moltissime persone con disabilità hanno impostato la propria vita ricercando le "pari opportunità", senza disconoscere le proprie specifiche esigenze che richiedono accorgimenti e soluzioni mirate.

È più che comprensibile, anzi auspicabile, la posizione logistica dei posti dinanzi al palco facendo sì che il diversamente abile possa avere una visione completa del palcoscenico e non essere ancora una volta relegato sulle postazioni laterali estreme dalle quali si ha una visuale completamente ridotta del palcoscenico. Non basta la condizione personale di disabilità ma così facendo si ha anche una visuale “disabile” del palco concertistico.

Le persone con esigenze specifiche legate ad una condizione fisica non devono approfittare delle proprie condizioni fisiche per occupare postazioni privilegiate. Bisogna tener conto che si tratta di una questione esclusivamente logistica per far sì che tutti vengano messi nelle condizioni di "spettatore", non dimenticando che anche le persone disabili sono soggetti paganti (infatti, pagano il proprio accompagnatore).

Non è normale, tantomeno dignitoso, anzi è offensivo, relegare queste persone in postazioni secondarie solo per sentirsi a posto con la propria coscienza, incuranti delle effettive esigenze dei diversamente abili. Ciò premesso, occorre lavorare affinché gli addetti all’organizzazione prendano in seria considerazione i settori ed i posti disponibili per gli spettatori con disabilità, congiuntamente alle procedure da seguire per accedervi. Tutto questo può contribuire ad evitare il sovraffollamento delle aree laterali, consentendo una più puntuale collocazione delle persone disabili dinanzi ai palchi.

Consideriamo, innanzitutto, l'accompagnatore che, per molti di noi, è un supporto necessario per superare le più banali difficoltà: spostare un piede, versarci l'acqua, riposizionare il braccio sul bracciolo della propria sedia. Ecco, quindi, motivata la necessità che egli stia necessariamente accanto al disabile, ma se lo facciamo restare in piedi, come fanno quelli sulla sedia in seconda fila a vedere il palco?

Va anche preso in seria considerazione il personale della security, che deve essere preparato e formato e non gente che si atteggia solo ad imitare i più preparati bodyguard che appaiono nei film e fiction. Non è tollerabile che negli ultimi venti minuti circa di concerto sotto il palco debba crearsi una calca di persone che ostacolano totalmente la visuale del palcoscenico e questi addetti ai lavori non si scomodano minimamente a far rientrare ai propri posti queste persone.

È ormai uso comune richiamarsi ad un sistema di "customer care" che pone l'attenzione sul cittadino, il cliente, lo spettatore. Non si dovrebbe quindi disattendere, anche laddove ci fosse una carenza legislativa, l'obbligo implicito di garantire a 360 gradi la possibilità ed il diritto di assistere agli eventi pubblici, ai grandi eventi, in comodità e sicurezza.

Gennaro Palmieri - Associazione Uildm sezione di Trani


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