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Un mese dall'incidente ferroviario, la Procura di Trani: «Le indagini proseguono su diversi filoni». I familiari delle vittime: «Giustizia»

Parla con la voce mozzata dal pianto la sorella di Benedetta Merra, una delle 23 vittime dell’incidente ferroviario avvenuto il 12 luglio in Puglia, tra Andria e Corato. «Chiedo solo giustizia per mia sorella, che aveva 50 anni e due figli e si trovava su quel treno perché tornava da una visita medica» risponde brevemente ai cronisti che attendono fuori dagli uffici della Procura della Repubblica di Trani, dove quale oggi sono stati indetti un incontro privato con i familiari delle vittime (molti dei quali, vistosamente provati, non hanno voluto parlare) e una conferenza stampa.

Così il procuratore Francesco Giannella: «Era il caso, a un mese di distanza dalla tragedia, di rompere il silenzio per informare l’opinione pubblica, nei limiti della riservatezza che questa indagine richiede».

Ad occuparsi del caso, oltre che la polizia giudiziaria che svolge le indagini; il Noif, il nucleo operativo sugli incidenti ferroviari della Polizia di Stato; la Polizia ferroviaria; la Squadra mobile di Bari; la Guardia di finanza, in particolare al gruppo tutela spesa pubblica del nucleo di polizia tributaria, che si occupa del filone “investimenti per l’ammodernamento della tratta ferroviaria”; i consulenti tecnici della Procura; persone che hanno già rivestito un ruolo nelle indagini sul disastro ferroviario di Viareggio del 2010 (che costò la vita a più di trenta persone, nda) e anche un responsabile della sicurezza perché, «non dimentichiamolo – dice il procuratore - questo incidente tocca anche un aspetto che riguarda la morte sul lavoro e bisogna valutare queste tematiche che riguardano la tutela dei lavoratori, visto che sono morti dei dipendenti della Ferrotramviaria». Infatti, uno dei temi importanti da affrontare è quello della valutazione dei rischi, cioè il piano che ogni datore di lavoro deve predisporre per i suoi dipendenti.

I magistrati stanno cercando di determinare le cause e le concause, puntando su diversi aspetti della vicenda: «Questo comporterà un lavoro enorme – prosegue Giannella – ma non dobbiamo trascurare nulla. Sono stati scaricati i dati di bordo delle “scatole nere” (sia quelle di testa che quelle di coda) dei treni incidentati, ma ci sono dei disallineamenti tra i dati dell’una e dell’altra. I consulenti però ci hanno assicurato che questo non ostacolerà l’accertamento della dinamica dell’incidente. Poi allineeremo i dati con le “scatole nere” e le videoregistrazioni delle telecamere delle stazioni».

Il risultato finale sarà la ricostruzione di tutto ciò che è accaduto, minuto per minuto, degli ultimi 20 minuti di corsa di tutti i treni che si sono mossi su quel binario. «Oggi è possibile dire che i due treni ET1021 (che proveniva da Andria) ed ET1016 sono entrati in collisione ma i macchinisti non si sono assolutamente avveduti, nemmeno un secondo prima dell’incidente, che stava per avvenire qualcosa. Non c’è stato alcun tentativo di frenata, i macchinisti sono andati uno incontro all’altro. Sono stati effettuati due sopralluoghi: uno il 19 luglio e uno il 10 agosto, per mettere in sicurezza dei reperti che saranno analizzati, ed è stato possibile ritrovare le telecamere del treno ET1021, che potrebbero darci delle informazioni molto utili».

«Stiamo indagando - conclude Giannella - anche sul passato, acquisendo  dati relativi ad altri mancati incidenti avvenuti sulle tratte a binario unico con blocco telefonico, come quelle dove è avvenuto l’incidente. Anche qui ci sono delle acquisizioni.
Il lavoro è enorme, il materiale investigativo tantissimo, le persone chese ne stanno occupando sono estremamente motivate e coordinate tra loro».

Federica G. Porcelli


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