Impediva a degli spacciatori di introdursi nel locale notturno nel quale stava lavorando, l'addetto alla sicurezza (“buttafuori”) che, nella notte tra l’11 e il 12 agosto, a Bisceglie, è stato attinto da tre colpi di pistola che gli hanno procurato lesioni negli organi vitali: fegato, intestino ed emitorace. L'uomo è ora ricoverato in prognosi riservata e, seppure non in pericolo di vita, è in gravi condizioni.
Ma, «nel giro di soli sette giorni, con una eccezionale capacità investigativa, – ha detto il procuratore della Repubblica di Trani, Francesco Giannella, nel corso di una conferenza stampa – i Carabinieri di Trani e di Bisceglie sono riusciti ad assicurare alla giustizia, per il momento (si tratta di misure provvisorie), quattro persone: due fermate e due nei confronti delle quali è scattata una ordinanza di custodia cautelare». I ragazzi, tutti di età compresa tra i 25 e i 31 anni, residenti a Bisceglie e noti alle forze dell’ordine, già nei giorni precedenti avevano minacciato la vittima e, quella notte, si sono recati sul posto per una “spedizione punitiva” che, dice Giannella «aveva intenzioni omicide». Si tratta di Giosuè Caterino e Nicola De Vincenzo, fermati pochi giorni dopo il ferimento, e Mauro Leuci e Paolo De Gennaro.
«La gravità di questo fatto - aggiunge il procuratore - sta nel fenomeno criminale dello spaccio di stupefacenti nei locali di intrattenimento e dell’arroganza della criminalità che arriva ad usare le armi e a quasi uccidere delle persone che fanno semplicemente il proprio dovere pur di affermare il loro potere sul territorio, tanto che una delle frasi pronunciate da questi soggetti è stata: "Qui a Bisceglie comandiamo noi". Questo atteggiamento dà la misura di un profilo criminale molto elevato, nel confronto del quale le forze dell’ordine fanno tutti gli sforzi possibili per un’azione di contrasto». Ma ormai l’azione a posteriori non serve se non rafforzata anche da una «riflessione seria – conclude Giannella - che la società deve fare su certi fenomeni».
Alla domanda del cronista, se ci fossero notizie in merito anche ad attività di spaccio in altri locali di città limitrofe il procuratore ha risposto: «In alcuni locali, come nel caso in questione dove un ragazzo ha persino rischiato la vita, si fanno tentativi per evitare lo spaccio, ma molti di essi sono frequentati da centinaia di migliaia di persone che si intrattengono anche al di fuori dello spazio del locale, quindi è impossibile pensare che i gestori possano occuparsi anche di questo. Ecco perché dobbiamo cominciare a riflettere seriamente su qualcosa di diverso».

