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Fuori museo? Tutt'altro che una «Mina» vagante: Veronica Granatiero e Suoni del sud conquistano Trani

Sul palco non c’era fisicamente, ma tutta la serata ha parlato di lei. E, soprattutto, neanche un’esitazione, un tentennamento, ma, in cambio, un concerto pressoché perfetto. Così Veronica Granatiero e l’orchestra Suoni del sud hanno reso un bellissimo omaggio a Mina e regalato alla città un’altra perla per Fuori museo, la sempre più corposa rassegna estiva della Fondazione Seca.

Aperta con Un’estate fa, pezzo francese tradotto da Franco Califano, e proseguita con l'emozionante Volami nel cuore, l’esibizione è entrata nel vivo con il primo omaggio a Battisti-Mogol, Io e te da soli, seguito più avanti da La mente torna.

Non è un caso che la formazione abbia scelto espressamente questi pezzi della produzione di Battisti per Mina, perché ad arrangiarli fu Gianpiero Reverberi, fondatore dei Rondò veneziano, fra i pochi ad esaltare quegli stessi archi che i musicisti di Suoni del sud hanno fatto vibrare in piazza Duomo.

Oltre queste, le tenebrosa Non gioco più, l'intensa E poi di Paolo Limiti, il medley anni ‘60, con Tintarella di luna e Brava, e poi il trittico dei brani con le parole ripetute più volte: Parole parole, Grande grande grande, Ancora.

Veronica Granatiero non si limita a cantare Mina, ma la vive e fa rivivere in tutte le sfumature, quasi dando la sensazione che dall’ultimo concerto della Tigre di Cremona al mitico locale versiliese Bussoladomani, nel 1978, e quello di ieri sera in piazza Duomo, non siano passati trentotto anni.

La favorisce il fatto che sia un soprano normalmente impegnato nella lirica, ma questo non ne riduce i meriti, anzi li esalta perché, a ben guardare, nessuna cantante lirica si è mai cimentata con così altro profitto nella produzione di Mina. Un successo autentico, perché il modo migliore di cantare Mina è non provare ad imitarla, ma solo, umilmente, accostarsi a lei.

L’orchestra, a sua volta, ottimamente arrangiata e diretta da Vincenzo Celozzi, mostra qualità e spessore tecnico tutto “made in Puglia”, anzi "made in Foggia", giacché i musicisti sono tutti della Capitanata e fanno riferimento al conservatorio del capoluogo dauno.

Nell’esibizione, dal titolo “Mina è”, si balza in avanti al 2005, con Portati via, poi si ritorna agli anni ‘70, con Anche un uomo, pezzo che porta, fra le altre, pure la firma di Mike Bongiorno, di una cui trasmissione fu anche sigla conclusiva.

Gran finale con Amor mio, nuovo omaggio a Battisti-Mogol, e Se telefonando, del binomio Morricone-Costanzo. E il bis? Ovviamente Insieme, ancora sotto il segno del genio di Poggio Bustone, ed Oggi sono io, di Alex Britti, frutto di un'improvvisazione, l'unica, senza il contributo di archi e fiati.

Ad aprire la serata era stato un progetto di moda e spettacolo di Mario Giordanella ed Emilio Ricci, dal titolo "My natural dream", partito con un film e proseguito con una sfilata frammista da musica e recitazione.

Nato come un messaggio di sensibilizzazione al rispetto della natura tutto al femminile, soprattutto attraverso il sapiente impiego di abiti ecologici, in fibra di legno, lo spettacolo ha successivamente proposto una sfilata anche di intimo.

Alcune spettatrici si sono portate dietro le quinte per manifestare il loro disappunto, dovuto al fatto che sullo sfondo ci fosse la cattedrale di Trani. Secca la replica di alcune modelle: «E voi abbiate rispetto per noi, stiamo solo lavorando». 

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