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Trani capitale italiana della cultura? L’Unitre e l’Omi sperano nel 2019

Il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo emana, ogni anno, un bando col quale invita le città italiane a candidarsi a "Capitale italiana della cultura". Risulta evidente che non si tratta di un mero titolo onorifico, in quanto la selezione per l'ammissione al titolo è particolarmente severa. Non si tratta di imbellettare l'ordinaria vita culturale della città, mettere a disposizione qualche palazzo antico per un convegno, riproporre manifestazioni che di solito arricchiscono le sere d'estate.

La candidatura deve essere sostenuta da una visione che dimostri «la capacità progettuale e attuativa della città nel campo della cultura» e la forza della cultura come «leva di coesione sociale». Certamente a leggere il bando ministeriale si rimane paralizzati: potremo avere il coraggio di presentare la candidatura della nostra città?

In primo luogo occorre condividere l'idea. Se a lanciare il sasso in questo ultimo scampolo di estate provvede l'Università della terza età, è necessario poi che le associazioni culturali della città avvertano l'esigenza di spendersi per verificare se l'idea di Trani come capitale italiana della cultura possa affondare le sue radici in coloro che vogliono mettersi al servizio della comunità.

Sono convinto che in città ci siano cuori e menti che sono disposti a mettersi in gioco: credo che sia ancora vivo il ricordo dell'evento promosso dal club Unesco di Trani, "Matera inCanta Dante a Trani".

Ad unire il pluralismo culturale presente in città non basta lo slancio emotivo e generoso, occorre condividere le ragioni profonde che dovrebbero essere poste alla base della promozione della candidatura. Il primo elemento fondante va ricercato nella capacità della cultura di concorrere alla riscoperta dei grandi valori morali che devono caratterizzare una comunità cittadina. Se è vero che in superficie trionfa un'immagine superficiale della città, è innegabile che esistono risorse ideali e morali che hanno il difetto di rimanere nell'ambito ristretto dei gruppi di appartenenza. Ricordo che nel '600 fiorivano in ogni angolo del bel Paese le Accademie, caratterizzate da provincialismo e immobilismo culturale, più attente all'esteriorità, alle belle invenzioni letterarie invece di porsi come avanguardia dei ceti chiamati a governare la società del tempo. Forse è giunto il tempo, in cui pur nel rispetto delle specificità di ciascuna associazione o movimento culturale, si compia ogni sforzo per uscire dall'individualismo per concorrere in modo incisivo nel ricostruire una nuova identità della città. Sono convinto che gli stimoli ad agire in tale senso dovrebbero giungere dalla nostra classe politica alla quale i cittadini hanno affidato il mandato a governarli, ma ove tale azione dovesse tardare o rivelarsi insufficiente, potrebbe essere utile un auto-coordinamento, una sorta di assemblea costituente dei gruppi culturali per trovare i punti di convergenza dai quali partire.

Gaetano Attivissimo - Presidente della Università della Terza Età di Trani

Progetto condiviso e sostenuto da Mauro Spallucci - Presidente Omi Trani


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