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AGGIORNATO. L'auto al posto della casa, da due mesi, sotto il ponte. L'appello al Comune di Trani: «Aiutateci a trovare un lavoro». Arriva un tetto per due settimane

Una automobile come rifugio, degli asciugamani come coperte, e i giorni e le notti passati all’interno di quella auto. Questa è la vita, oggi, per C. e N., una coppia di coniugi poco più che sessantenni, che ha perso tutto. La casa, a Corato, «perché gli affitti si pagano meno», il lavoro (lui maestro muratore, lei donna delle pulizie, «ma mi arrangio a fare tutto», ci dice lei), ma soprattutto un tetto sotto il quale ripararsi dal freddo, dal caldo, dalle intemperie del mondo. Da due mesi vivono in automobile.

Ci racconta la sua storia, C., di origini napoletane, e quella di suo marito N., andriese, lungamente, con gli occhi azzurri indomiti e un po' rabbiosi, ma per motivi di riservatezza crediamo che non sia giusto scriverla tutta. C. aveva solo bisogno di parlare, ma ha necessità anche di essere aiutata, nonostante non lo chieda direttamente: ha bisogno di mangiare, lavarsi, di avere un posto suo.

«Siamo stati presi in carico dai servizi sociali – prosegue C. – ma ci dicono che c’è da aspettare. Mio marito sta aspettando di iniziare a lavorare con i “Cantieri sociali”. Voglio un tetto. Un sottano, qualsiasi cosa, basta che la smetto di dormire in auto, perché è pericoloso, perché non so dove lavarmi, dove mangiare».

C. ringrazia di cuore Filippo, il ragazzo che su un social network ha segnalato la presenza della loro auto, rotta, nella quale hanno lo stretto necessario, sotto un ponte. Ma ci dice che suo marito è molto riservato.

Raffaella Merra, consigliere comunale del Cor, in queste ore sta sollecitando gli uffici dei servizi sociali. Raimondo Lima, capogruppo di Fratelli d'Italia - An, ha inviato un comunicato nel quale chiede al sindaco e all'assessore ai servizi sociali di interessarsi della questione in «maniera solerte, affinché la macchina dell'accoglienza si metta in moto».

E mentre andiamo via, una ragazza si avvicina: «Buongiorno signora, voglio sapere come posso esserle d’aiuto». Anche se le istituzioni latitano, il cuore grande della gente no.

In ogni caso, intorno alle 14, la situazione ha fatto registrare un aggiornamento positivo: i servizi sociali hanno assicurato una sistemazione per due settimane alla famiglia, inizialmente in una Bed and Breakfast (due giorni) e successivamente presso una struttura di accoglienza del territorio. Quanto meno, un primo passo.

Federica G. Porcelli


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