In un Paese dove oramai votare è un optional, basti vedere quanto accade da tempo a livello nazionale, anche a livello locale si vuole imporre lo stesso “modus agendi”. Mi riferisco a quanto si vocifera in questi giorni, ovvero all'elezione di presidente e nuovi consiglieri della provincia di Barletta-Andria-Trani. Nulla da eccepire sulla possibile staffetta Giorgino-Bottaro alla presidenza dell'ente intermedio, oramai depauperato dai governi centrali. Ciò che rammarica il sottoscritto è la composizione di un consiglio provinciale precompilato, studiato a tavolino e che non tiene conto di chi ogni giorno fa la cosiddetta “politica di strada”. Stando alle ultime notizie, infatti, a comporre il consiglio dovrebbero essere i restanti nove sindaci della provincia, con l'aggiunta dei tre presidenti dei consigli comunali delle città capoluogo.
Che senso ha istituire una nuova conferenza dei sindaci? Perché estendere solo ai primi cittadini la possibilità di rappresentare i propri comuni in consiglio provinciale? Perché, tra i consiglieri, nominare i soli tre presidenti dei consigli comunali? Perché negare la possibilità di misurarsi, in legittime elezioni, ai tanti consiglieri dei dieci comuni? Credo che il mio pensiero, in questo momento, rispecchi il pensiero di tanti altri consiglieri. Dov'è finita la democrazia e la libertà di scegliere nel nostro Paese?
La provincia, seppur con le poche competenze che le sono rimaste ed i pochi fondi a disposizione, non può negare la rappresentanza territoriale, né può escludere gli “eletti dal popolo” dalle decisioni che la investono: siamo noi le vere sentinelle dei comuni e auspichiamo per questo che si possa rivedere quanto deciso dai pochi e principalmente dai grandi partiti. Personalmente mi sto mobilitando assieme ad altri consiglieri del territorio al fine di presentare una lista alternativa a quella dei sindaci per sancire quel diritto alla partecipazione che nessuno è tenuto a violare.
Domenico Briguglio – consigliere comunale Centro democratico Trani
