Quando si riscoprono le sensazioni positive e, in alcuni casi, le emozioni del cinema all'aperto, non è la pellicola che fa la differenza, ma il luogo. Ed il boschetto della villa comunale sembra rappresentare davvero lo scenario ideale per ricostruire un clima che sembrava del tutto perso.
La sala cinematografica estiva mancava alla città da decenni, con le ultime esperienze della mitica Arena Salver, in corso Imbriani, successivamente soppiantata da un palazzo, e della non meno celebre sala all'aperto del cinema Impero, tuttora presente ma non più utilizzata.
C'è voluta un'intuizione dell'amministrazione comunale del sindaco Amedeo Bottaro per utilizzare quel boschetto come luogo di proiezioni di film e, soprattutto, la capacità del Consorzio sviluppo e territorio di aderire - unico soggetto a farlo - alla richiesta di manifestazioni d'interesse emanata dal Comune.
La rassegna, denominata «Cinemarena», che è anche il nome che si è dato al luogo, si è conclusa ieri, domenica 18 settembre, forse con una perdita economica ma, certamente, i cittadini hanno guadagnato in pace, serenità, condivisione di cultura e di uno spazio pubblico incommensurabile.
Qualcuno ha polemizzato sul fatto che i film presentati non fossero di prima visione e, in effetti, questo in parte è anche vero. Ma chi l'ha detto che in un cinema all'aperto si debba per forza vedere un film che ancora non è uscito nelle sale, o lo ha fatto soltanto di recente?
Peraltro, molti degli spettacoli proposti fanno proprio riferimento ad alcuni degli ultimi grandi successi del cinema italiano ed internazionale, a cominciare da Revenant, che ha finalmente consegnato il premio Oscar a Leonardo Di Caprio.
Ma è anche vero il contrario: il cinema all'aperto esalta il cinema del passato, soprattutto quelle pellicole che si fa fatica a ritrovare in televisione e persino nell'apparentemente infinito "on demand" di Sky.
«La stazione», straordinario lavoro del 1990 di Sergio Rubini, con Margherita Buy, andato in scena lo scorso agosto, è parso il film migliore da incastonare nello scenario della villa comunale.
Proiettato fra una «ventilazione inapprezzabile», come diceva Sandro Ciotti aprendo le sue mitiche radiocronache, ed un'aria piacevolmente frizzante, è un film che tocca le corde dell'anima e ripresenta, a sua volta, spaccati di società e storia del nostro Paese anche questi, ormai, andati persi: da un capostazione, che si fionda fuori del suo ufficio per azionare gli scambi e «presenziare i treni», ad un centinaio di spettatori comodamente seduti su sedie con cuscino o sui gradoni dell'anfiteatro in pietra.
In tutti e due i casi, piacevoli esperienze da vivere e rivivere. Peccato per le tribune amovibili non utilizzate, finanche troppo grandi rispetto all'effettivo afflusso registrato durante l'estate.
Ma l'importanza di tutto questo, probabilmente, si potrà valutare da oggi a rassegna terminata e di cui, a breve, già si avvertirà la mancanza. Così da pianificare la prossima edizione, che certamente farà tesoro anche dell'inevitabile scotto del noviziato pagato quest'anno.




