«Non vi è alcun dubbio che l'Italia sia una nazione fondata sul lavoro, ma non sarebbe certo una bestemmia affermare che lo sarebbe altrettanto sulla cultura. Se noi questa sera, in questa cattedrale, siamo così tanti, è perché abbiamo tutti un profondo bisogno di condividere il bello. Non è un caso che colui che ha inventato le note musicali fosse italiano. Guido d'Arezzo è stato uno dei personaggi più importanti della storia d'Italia, e senza di lui non ci sarebbero stati i grandi musicisti, compreso "il mio" Bach».
Così Ramin Bahrani, presentando il concerto tenuto ieri sera in cattedrale, in una basilica completamente gremita, per l'atto di chiusura dei Dialoghi di Trani. L'artista ha alternato momenti al pianoforte con altri in cui ha parlato al pubblico dell'autore da lui eseguito, delle sue esperienze musicali e, soprattutto, del coinvolgimento che la cultura dovrebbe sempre operare su di noi: «Usciamo da l'individualismo nel quale siamo caduti anche per colpa dei social network - ha detto il Maestro -. Stare qui insieme, questa sera, in questa splendida chiesa, è quanto dovremmo sempre fare per condividere non sui social, ma esperienze vive tra noi».




